Decenni fa erano noti solo due tipi di epatite acuta, quella da virus A (EVA) e quella da virus B (EVB) la quale, se coesiste sovra-infezione con il virus D diventa epatite Delta. Mentre l’EVA guarisce spontaneamente in circa 30 giorni, la EVB “può” cronicizzare ed evolvere in cirrosi per cui, specie in aree a rischio, è raccomandabile la vaccinazione o una cura ad hoc. Le epatiti che non rientravano in queste due virosi erano etichettate come “NonA NonB” Tra queste è stata poi identificata l’epatite da virus C (EVC), con tendenza anche maggiore, se non curata, di evolvere in cirrosi (e di rado pure in cancro-cirrosi),  per la quale un vaccino ancora non c’è. I lettori non medici si meraviglieranno oggi che esiste anche l’epatite da RNA-virus E (EVE) , scoperta in verità già nel 1955. Simile alla EVA, l’epatite E è meno nota in quanto è presente soprattutto in Asia, Africa, Medio Oriente e Centro America. In Occidente, tuttavia, la EVE è più diffusa di quanto si creda (negli USA la prevalenza sierologica è data al 20%). Il contagio, raro da persona a persona o per via trasfusionale, avviene più spesso con acque contaminate, cibi poco cotti o insaccati freschi. Come la epatite A, la EVE guarisce spontaneamente (i casi fulminanti sono eccezionali), e meriterebbe pertanto poco spazio dalle nostre parti se non fosse che in soggetti particolari la EVE può cronicizzare anche da noi. È il caso del 5% dei soggetti sottoposti a trapianto di organi solidi (rene, fegato e pancreas) che sono evidentemente più numerosi nel ricco Occidente e che per il 50% dopo l’infezione acuta cronicizzano fino alla cirrosi. Lo stesso dicasi dei soggetti non trapiantati ma sottoposti a terapie immunodepressive per tumori o patologie croniche, incluso l’AIDS. Sia i trapiantati che gli immunodepressi, oltre a cronicizzare nella percentuale suddetta, vanno inoltre facilmente incontro a frequenti recidive di epatite E acuta. Alla luce dei dati acquisiti, possono essere utili le seguenti avvertenze. I soggetti non-immunodepressi o non-trapiantati che non viaggiano in Paesi a rischio possono “snobbare” il virus E. Se invece viaggiano, prima che sia commercializzato il vaccino anti-virus E (già sperimentato con successo in Cina), è bene che bevano acqua sicura, evitando verdure crude e carni poco cotte. Se invece sono immunodepressi per qualsiasi motivo e si ammalano di EVE acuta essi devono curarsi con interferone e ribavirina. Specie per quest’ultima esistono recentissime evidenze di una sensibile sua efficacia (talora non occorrere nemmeno sospendere gli immunodepressivi). Purtroppo, i malati di AIDS del Terzo Mondo che si beccassero anche le EVE non potranno combattere contro nessuno dei 2 virus dato il costo insostenibile delle cure. Anche la sanità, come la giustizia, non è eguale per tutti.