In uno studio policentrico 2013 (Università di Boston, Washington, Chicago, Nashville; Mayo e Cleveland Clinic) si è confrontata l’efficacia  della chirurgia artroscopica con quella della semplice fisioterapia in pazienti con problemi al ginocchio. Sono stati arruolati 351 pazienti di 45 anni o più, con lacerazioni del menisco e/o evidenza (alla RM) di osteoartrite lieve-moderata, tutti con dolore e limitazione funzionale. Di essi 161 erano  assegnati “a random” alla chirurgia artroscopica (asportazione parziale del menisco e dei frammenti) e 169 alla terapia fisica attuata da fisioterapisti particolarmente esperti nel trattare la gonartrite. Era pure previsto ciò che in gergo si chiama un “cross-over”, vale a dire che i pazienti assegnati alla fisioterapia, in caso di progressi insoddisfacenti, potevano passare al trattamento artroscopico. Erano attuate due valutazioni dei benefìci dei rispettivi trattamenti, la prima a 6 e la seconda a 12 mesi, basate principalmente su una scala standardizzata nota come “scala WOMAC”. Questa prevede, rispetto al dolore e alla limitazione funzionale  di partenza, uno score da 0 a 100, dove il punteggio più alto esprime il peggioramento e quello più basso il miglioramento. Il punteggio a 6 mesi risultava molto simile (20.9  nei trattati con artroscopia e 18.5 nei pazienti  sottoposti a fisioterapia), valori che si sovrapponevano anche a 12 mesi, dimostrando così la persistenza dei benefìci terapeutici. Il 30% dei soggetti inizialmente in cura fisioterapica sceglievano di passare alla terapia artroscopia, influenzati dalla voglia di stare meglio più rapidamente, una fretta che in medicina non è mai buona consigliera (ma “tutto e subito” sembra l’esigenza viziata del nostro tempo). Gli autori riconoscono alcuni limiti metodologici dello studio: i risultati ottenuti nei “loro” pazienti potrebbero non avere validità in altri, i centri partecipanti erano più qualificati delle normali sedi ospedaliere, il controllo dell’operato degli artroscopisti e dei fisioterapisti era problematico, mancava un gruppo placebo di controllo. Nonostante tali limitazioni, il fatto che almeno il 70% dei pazienti curati dai fisioterapisti ottengono miglioramenti altrettanto significativi senza subire alcuna procedura invasiva, dovrebbe suggerire di optare inizialmente per la fisioterapia. Secondo gli ortopedici americani si dovrebbe ricorrere al trattamento per via artroscopica solo in caso di mancata risposta alla fisioterapia. Che l’artroscopia non debba essere tout court il trattamento di prima scelta viene ribadito con forza pure nell’editoriale che compare ad hoc sullo stesso numero di NEJM. Il singolo caso, ovviamente, va valutato a parte e potrebbe magari spingere verso la scelta artroscopica. Non esistono infatti malattie, ma soltanto malati.