Con il passare degli anni si ritiene che la donna diventi meno fertile, specie se si accoppia con maschi non giovanissimi. Aumenterebbe pure il rischio di anomalie cromosomiche fetali (0,9% a 35 anni versus 7,8% a 43 anni). Qualche maligno ipotizza che le donne di più di 40 anni siano meno fertili anche perché sono meno… “cercate” dal maschio giovane. Per l’uomo, la minore capacità fecondante degli ultraquarantenni è tema controverso. Contro l’importanza dell’età si citano i grandi vecchi che hanno figliato fino alla fine (in primis, Picasso e Chaplin). Si tratta però soltanto di storie aneddotiche che poco contano da un punto di vista generale, in quanto questi vegliardi sono un campione poco significativo (attività sessuale frequente favorita dalla spensieratezza miliardaria e da partner giovani e sexy). In realtà, uno studio retrospettivo del 2006 sulla rivista Fertility and Sterility aveva suggerito l’influenza negativa dell’età ai fini fecondativi sia nella donna che nel maschio. Ed infatti un maggiore flop riproduttivo era registrabile in coppie nelle quali il partner maschile era ultraquarantenne rispetto a quelle in cui le donne si accoppiavano con uomini con meno di 30 anni. Al contrario, una ricerca molto più recente condotta sullo sperma di donatori e presentata nel 2014 a Monaco di Baviera dalla Società Europea della Riproduzione Umana, ribalterebbe questa nozione dimostrando che l’età del donatore può ritenersi di importanza assai scarsa. Tale dato sarebbe visto con favore da coloro che aspirano ad una fecondazione eterologa per il fatto che, dopo l’abolizione dell’anonimato nel 2005, il numero dei donatori di sperma è in calo mentre cresce la loro età: non più in prevalenza studenti universitari, ma ultraquarantenni. Lo studio ha riguardato 230 mila campioni di sperma raccolti tra il 1991 e il 2012 con selezione finale di sole 30.282 donazioni (sia per inseminazione che per fertilizzazione in vitro). Lo sperma era suddiviso per 6 gruppi di età del donatore, dai più giovani under 20 a quelli più vecchi di età compresa tra 41 a 45 anni. I concepimenti grazie al seme donato risultavano essere del 29% nelle donne con meno di 18 anni versus il 14% in quelle di età compresa tra 18 e 34 anni, ciò che confermerebbe l’importanza dell’età per la donna ed escluderebbe invece differenze significative tra sperma di donatori di età diversa. Secondo i ricercatori, più che l’età del donatore conta infatti la qualità individuale dello sperma (numero e vivacità degli spermatozoi). Gli esperti auspicano che le conclusioni dello studio aumentino il numero dei donatori meno giovani. Dopo l’abolizione dell’anonimato, come già si è detto, le donazioni sono infatti diminuite a scapito delle aspettative in aumento delle coppie sterili che anelano ad avere figli.