Le malattie vascolari sono la principale causa di morte  (infarto, ictus), ciò che giustifica  l’interesse  verso ogni provvedimento atto a ridurre il rischio di questa patologia. La dieta sobria, l’attività fisica e il non-fumo sono “voci” di massima importanza ma non pochi soggetti, invece che cambiare lo stile di vita, preferiscono i medicinali nella speranza ingenua che la loro assunzione consenta loro di vivere come più gli va. D’altronde, alle aziende che producono farmaci convenzionali o rimedi alternativi, piace la pubblicizzazione dei fattori di rischio che potrebbero essere corretti con i loro prodotti. Ne è buon esempio il colesterolo, campione di attenzione in giornali e TV. Che “insudiciando” la parete dei vasi esso sia un fattore di rischio è indubbio, ma è altrettanto vero che l’attenzione confinata “solo” al suo ruolo sia sovrastimata. Meno gettonato è l’acido urico di cui pure, e già dagli anni ’50, è nota l’importanza (oltre che nella gotta) nell’insorgenza di coronaropatie, angiosclerosi cerebrale, ipertensione e insufficienza renale. Si ipotizza che un suo in eccesso alteri la funzione degli endoteli (le cellule che tappezzano i vasi sanguigni), danneggiando così carotidi, coronarie, arteriole cerebrali e intrarenali. Non pochi studi confermano infatti che l’allopurinolo, un farmaco che blocca la sintesi di acido urico, riduce significativamente le crisi di angina pectoris e la mortalità per infarto. Un terzo fattore aterogeno poco noto è l’amminoacido omocisteirna (OM) che, se elevata nel sangue, raddoppierebbe “indipendentemente” dagli altri fattori il rischio vascolare. Un eccesso nel siero di OM sembra aumentare pure il rischio di Alzheimer, di fratture in osteoporotici,  di aborto spontaneo e di alcune malattie autoimmuni. A prescindere dai fattori genetici che ne determinano il livello ematico e dal sesso femminile (più esposto al rischio), l’ OM aumenta nei fumatori, in chi ha un’eccessiva massa muscolare, nei soggetti in dieta veganica, in quelli carenti di vitamine B e/o che fanno poca attività fisica. Anche l’OM danneggerebbe le cellule endoteliali, probabilmente contrastando l’azione vasodilatatrice del nitrossido da queste (e forse pure facilitando l’accumulo nella parete vasale del colesterolo “cattivo”). Qualcuno può chiedersi come mai l’OM e l’acido urico siano così meno alla ribalta del colesterolo e i maligni sospettano che ciò accade perché per curare l’aumento di OM e l’iperuricemia bastano farmaci poco costosi (vitamine B, ac. folico e, rispettivamente, allopurinolo), meno “interessanti” per le aziende farmaceutiche di quanto non lo siano le più redditizie statine anticolesterolo. In ogni modo non fumare, dimagrire e muoversi di più, di sicura efficacia, costa molto meno e dovrebbe rimanere il “Leitmotiv” della prevenzione.