Una prestigiosa rivista medica dedica nel 2014 un editoriale aggiornato ai polipi (P) e al cancro del colon-retto (CrC), soffermandosi su alcuni dati controversi. Dal 2000 la mortalità per CrC è sicuramente diminuita e ciò in gran parte lo si deve alla scoperta e all’asportazione dei P in corso di colonscopia. Tuttavia, non c’è evidenza convincente che il monitoraggio endoscopico successivo incida sull’incidenza di nuovi polipi e sulla conseguente mortalità per CrC. I dati sono forse non dirimenti perché in molti studi attuati su pazienti polipectomizzati i parametri di giudizio non sono stati né l’incidenza dei P né la mortalità. Altro dato (che l’editoriale considera “scioccante”) è che in molti studi non si sono distinti polipi ad alto rischio degenerativo da quelli a rischio minimo. Si considera “alto” il rischio se un polipo ha un diametro maggiore di 1 cm, o è di tipo tubulo-villoso oppure si associa a displasia grave (lesione avanzata al confine con il cancro) o, infine, se i polipi sono più di 3. A “basso” rischio sono invece i soggetti con adenomi tubulari di diametro inferiore a 1 cm (o, ovviamente, senza P). Per quelli ad alto rischio viene raccomandato un controllo colonscopico dopo 2-3 anni, mentre per i polipi a basso rischio si ritiene sufficiente un controllo dopo 5-10 anni. Tuttavia, per stabilire la tempistica dei controlli, elementi di cruciale importanza sono l’età del paziente e il rischio complessivo (altri cofattori, familiarità tumorale generica o specifica per CrC, malattie associate). L’editoriale si sofferma pure su un recentissimo studio norvegese (che per altro utilizza parametri di rischio lievemente diversi), attuato con un monitoraggio di 8 anni dopo la colonscopia iniziale, il quale nei pazienti con polipi a basso potenziale degenerativo confermerebbe una diminuzione del rischio di morire di CrC del 25% rispetto alla popolazione generale. Nei pazienti con polipi ad alto rischio lo studio rivela invece che, nonostante la polipectomia, la mortalità per CrC rimane comunque più elevata rispetto alla popolazione generale. Ciò avalla il sospetto di polipi sfuggiti all’esame endoscopico iniziale (per alcuni il 50% dei casi) o che i polipi individuati durante la prima colonscopia non siano stati asportati radicalmente. Terza possibilità ancora è che i soggetti con polipi ad alto rischio abbiano un substrato genetico pro-tumorale particolarmente aggressivo. In conclusione, qualche dubbio c’è, ma la polipectomia va comunque considerata un efficace mezzo di prevenzione ricordando però che l’esperienza dell’endoscopista e dell’istopatologo e la valutazione del rischio individuale complessivo, sono essenziali affinché il monitoraggio “dopo” l’asportazione iniziale dei polipi ad alto rischio si traduca in un significativo calo di mortalità.