Grazie ai  casi accertati o sospetti in USA, Spagna e Germania le autorità sanitarie e la stessa Organizzazione della Sanità, forse più tiepide all’inizio, sono sempre più allarmate per il diffondersi mondiale dell’Ebola (EB). Tra fine settembre e inizio ottobre sono usciti molti articoli sulle più autorevoli riviste del mondo èroprio per fornire aggiornamenti meritevoli di essere ripresi sinteticamente.

DIFFUSIONE. Molto elevata. Nell’attuale epidemia il numero dei malati supera quello di tutte le epidemie precedenti. Dopo il primo caso segnalato nel dicembre 2013 siamo ai più di 2000 casi in agosto in agosto. A 8 mesi dall’inizio si contano già 3439 morti e qualcuno ha previsto entro l’anno dai  20 mila ai  100 mila contagiati.

LETALITÀ. La mortalità  inizialmente stimata al 55%  è una cifra sottostimata (per mancata denuncia)  e in realtà arriva al 90%.

MODALITÀ DI CONTAGIO. Va ribadito che il contagio non avviene per via aerea (come accade ad es. nella virosi influenzale), ma qualcuno teme che in futuro, per una possibile mutazione del virus,  la trasmissione aerea non sia del tutto da escludersi. Come già ricordato in precedenza, il contagio avviene per contatto con malati di EB, con loro umori, indumenti, siringhe/aghi infetti, carni infette di animali (selvatici e non). Veri e propri serbatoi di virus EB risultano essere i pipistrelli e pure scimmie e maiali. L’informazione sulla gravita dell’EB, scarsa da noi, è inesistente nelle popolazioni dei Paesi dove l’epidemia è più grave (Liberia, Sierra leone, Nigeria, Guinea, Senegal, Uganda),  per cui in questi il contato con materiale infetto è assai frequente specie, durante i funerali e la sepoltura dei morti, eventi rituali, di particolare rilievo tra quelle popolazioni.

PREVENZIONE. La prevenzione  come la terapia, nei Paesi sopra citati, è molto più ardua che in Occidente che dispone di una Sanità migliore.  Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, alla domanda postale  del perché sia così difficile contenere la diffusione di EB scrive testualmente: “La risposta è una parola sola: povertà”. E quei Paesi sono davvero i più poveri nel mondo e con una disoccupazione altissima, penalizzati pure da conflitti continui e guerre civili che hanno finito per distruggere i loro già labili  sistemi sanitari. In essi ci sono solo 1-2 medici per 100 mila persone (la popolzionre di BZ!), operanti per di più nelle città dove comunque i centri di isolamento e cura (aspecifica) sono rara avis. Per la miseria un milione di persone tendono a spostarsi nei paesi limitrofi, per cui i confini diventano zone ad altissimo rischio tanto da ipotizzare la creazione di una “zona di quarantena” (di realizzazione molto problematica!) che dovrebbe coinvolgerebbe più Paesi. Data l’irrisoria l’informazione a mezzo stampa, radio-Tv e computer (facilities rarefatte) i soggetti che hanno avuto contatto con un malato tendono a evitare i già scarsi sistemi di sorveglianza e anzi nascondono il famigliare contagiato (che li sta contagiando!) rivolgendosi invece ai guaritori locali (in Nigeria è sta consigliata la “cura” con acqua salata!). Il primo caso in luglio di un passeggero proveniente da Lagos (Nigeria, 11 milioni di abitanti!) è stao purtroppo  la conferma che ogni città sede di aeroporto deve considerarsi a rischio di importazione del virus EB al di fuori dell’Africa Occidentale, per cui il freno della diffusione in loco è il problema più cruciale. E così dicasi per la possibilità di una pronta diagnosi in loco (in primi con la cosiddetta PCR e la rilevazione delle proteine virali tramite il  test ELISA).

CURA. Una vaccinazione o una cura farmacologica specifica al momento non ci sono nonostante qualche imprecisa anticipazione giornalistica. Una maggiore sopravvivenza dipende solo da misure di supporto generico (cardio-respiratorio, idratazione, vitaminici, antibiotici contro infezioni sovrapposte, trasfusioni per l’anemia post-emorragica), problematiche anch’esse nelle aree epidemiche. Nei pazienti USA, si è impiegato il Zmapp, cocktail di 3 anticorpi monoclonali attivi contro 3 glicoproteine del virus EB ed efficace in primati (ma solo se usato entro 4-5 giorni dall’infezione) e mai sperimentato nell’uomo. Non c’è tuttavia prova al momento che il Zmapp aumenti l’efficacia non entusiasmante del supporto generico. Ancora meno dati si hanno per ora per una serie di altri trattamenti  (sigle per addetti ai lavori: TkM-Ebola, AVI 7537, BCX-4430). Un preparato promettente è frutto di una ricerca italiana (Irbm Science Park di Pomezia, in collaborazione con il National Institute of Health, USA). Testato in animali, il medicinale è già in fase di sperimentazione nell’uomo. Da verificare anche la possibile reale efficacia del siero di soggetti naturalmente immuni o già guariti di EB (e non più contagiosi). Così anche fosse, i pochissimi immuni o sopravissuti dovrebbero donare il proprio siero ai contagiati che sono tantissimi. Ipotetica, infine, l’utilità di non mangiare frutta contaminata dai pipistrelli. Molti si chiedono, in ogni modo, se l’attenzione all’Ebola da parte delle autorità Sanitarie (specie ma non solo in Spagna dove il ministero è in questi giorni pesantemente accusato)  non sia ancora insufficiente. Risparmiando sulle guerre la soluzione sarebbe molto più veloce.