Per i molti che non si interessano di nulla, la TV è l’unico mezzo di (pseudo) informazione. Questa tipologia di utenti è attratta soprattutto dai programmi di “intrattenimento”, trasmettitori spesso di valori inconsistenti e fatui che spingono principalmente a non pensare. I progressi tecnici (televisori a colori, centinaia di canali, alta definizione, televisori “interattivi” e soprattutto tastiere multifunzionali) non hanno certo favorito i buoni programmi (che ci sono ma pochi) bensì lo “zapping”. “To zap” in inglese vuol anche dire eliminare, far fuori. È quindi possibile che zapping voglia alludere al fatto che cambiando velocemente il canale con la tastiera si “elimina” il programma che si sta guardando seduti in salotto o sdraiati a letto, senza manco doversi alzare ogni volta. Questa comodità induce comunque a non spegnere la TV, nella speranza di trovare qualcosa di meglio tra la zavorra ormai ridondante. Solo quando si è del tutto insoddisfatti o insonnoliti, si decide finalmente di spegnere. Grazie allo zapping quanti sono i dopo cena in famiglia in cui non si conversa, non si pensa, non si legge? Anche il libro acquistato giorni prima con le migliori intenzioni resta spesso intonso sul comodino, diventando ogni sera oggetto di rimorso (l’alibi fragile e scontato è sempre: “No, stasera sono troppo stanco”). Così la psiche impigrisce e ne risentono negativamente pure i rapporti tra famigliari e amici. Il mettersi a tavola, un tempo motivo di incontro e di resoconti quotidiani lo si vive in modo anomalo, con la TV perennemente accesa che concorre a distrarre i commensali e a influire sulla stessa motilità gastro-intestinale. Lo zapping è dipendenza vera e, al di là delle suddette conseguenze psico-sociali, è causa di risvolti negativi pure sul fisico e sulla salute. Il collega L. Lucchin ha segnalato già anni fa come facendo zapping 100 volte in una giornata senza alzarsi di continuo per cambiare canale, sarebbe come se si mangiasse nelle 24 ore qualche pastasciutta in più (conseguenza da evitarsi dato il sovrappeso così diffuso). E poi zapping a vantaggio di che? Potrei ricordare quanto dice Peter Finch (nel ruolo di Howard Beale) in “Quinto Potere”, film del 1976 diretto da Sidney Lumet: “La televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni e giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere”. Ma con la noia si ammazza anche la capacità, la voglia e la bellezza del pensare anche se costa un po’ di fatica (“pensar fa mal de schena”, recita allusivo un detto triestino) e questo non è una gran cosa in un Paese agli ultimi posti per progetti culturali.