“Fine della paura dell’ago: un dispositivo che rende possibili le iniezioni indolori”. Con questo titolo la rivista Science Daily ha dato notizia di un progresso tecnico presentato nel 2014 al Congresso della Società Americana di Anestesiologia. Si calcola che il 10 per cento delle persone manifesti una fobia per l’ago tale da non sottoporsi (o da non sottoporre un bambino impaurito) a una vaccinazione, o a procrastinare una donazione di sangue. Questa “ago-fobia” ha spinto l’equipe del Dr. W. McKay, dell’Università canadese di Saskatchewan, a realizzare un dispositivo in grado di “mascherare il dolore dell’ago”. Presupposto dello studio è la nozione che il segnale trasmesso dalla periferia, cioè dalla cute che viene punta, diventa “dolore” solo quando giunge al cervello dopo aver superato dei “cancelli” dislocati lungo il midollo spinale (rappresentati da neuroni intermedi). Bloccando con stimoli di altro tipo tali cancelli neuronali, questi non lascerebbero più passare lo stimolo doloroso evocato dalla penetrazione dell’ago. Immaginiamoci una serratura con chiave inserita che non è più disponibile per un’altra chiave. Ognuno di 4 stimoli, e cioè caldo, freddo, pressione e vibrazioni, esercitato su un muscolo della spalla prima di introdurre l’ago tradizionale, è stato testato dai ricercatori in un campione di 21 soggetti per 20 secondi e con diversi gradi di intensità al fine di definire la “dose” necessaria a ottimizzare il risultato. Anche gli stimoli caldo e freddo mostravano di avere un minimo effetto, ma a bloccare significativamente il dolore di una comune iniezione risultava solo l’associazione pressione+vibrazioni praticata mediante un dispositivo di plastica ideato dai ricercatori. A loro parere, questo strumento potrebbe affiancarsi agli aghi poco algogeni già esistenti, così da rimuovere del tutto nei soggetti ago-fobici la paura delle iniezioni endovenose o intramuscolari, delle trasfusioni, delle donazioni di sangue e delle vaccinazioni. In accordo con la teoria dei cancelli, è noto che persone con prurito intenso localizzato, vedono scomparire il disturbo se bagnano prolungatamente l’area pruriginosa con acqua molto calda o fredda: anche in questo caso, la spiegazione è che lo stimolo termico che sale con fibre nervose specifiche scalza la sensazione di prurito veicolata da fibre diverse decorrenti nello stesso nervo. Interessante spunto quello di McKay, ma a chi scrive la questione non sembra di importanza…vitale e, inoltre, non mancano le critiche relative alla modesta numerosità dei soggetti studiati, tanto più se si considera che la soglia del dolore, variabile da soggetto a soggetto, può influenzare l’interpretazione dei dati. La ricerca scientifica è sempre da lodare ma merita forse obiettivi più… “sensibili”, per usare un aggettivo di moda.