È forse opportuno riprendere il discorso sui presunti rischi della vaccinazione antiinfluenzale dal momento che solo emotività, disinformazione e soprattutto confusione occupano da giorni lo spazio in giornali e TV, dove di “Casi sospetti” si tratta con grande evidenza, mentre le precisazioni ragionevoli di chi nello specifico ne sa molto (ISS, AIFA) affiorano nel testo quasi en passant. Per molti articolisti sembra inoltre che sia più importante dare colpa dell’evento a qualcuno  (Ministero, Regioni, Aziende) più che invitare alla calma, prima che si sia definita una correlazione tra lotti di vaccino Fluad sospetto (143301 e 141701) e decesso. Confusione e disinformazione non sono distorsioni banali, ma seminano panico ingiustificato nella popolazione. Utile ricordare che la vaccinazione antiinfluenzale non è obbligatoria, ma solo suggerita in ultrasessantacinquenni già a rischio per l’età, o affetti da gravi patologie cardiorespiratorie o metaboliche (diabete), in bambini di più di 2 anni e in donne gravide. La vaccinazione è invece controindicata in neonati al di sotto dei 6 mesi, in soggetti con allergie pregresse o affetti dalla sindrome di Guillain-Barrrè (una rara radicolo-neuropatia). Limitiamoci ora a commentare due dei 20 decessi  a tutt’oggi, molto emblematici, quello registrato 24 ore dopo il vaccino di una donna di 83 anni affetta da grave insufficienza respiratoria e trattata con numerosi farmaci, ed il secondo di un novantenne di Prato, vaccinato con lo stesso lotto di Fluad.  L’ipotesi inevitabilmente più ragionevole è che sia l’importante poli-patologia di base e non il vaccino ad aver causato il decesso di questi anziani. Naturalmente, il controllo del lotto è comunque doveroso, ma questo non deve tradursi in un atteggiamento irrazionalmente ostile alla vaccinazione tout court, così caro ai terapisti alternativi e ai disinformati di professione. Deve invece essere ben chiaro che: 1 se un lotto sospetto di Fuad risultasse contaminato (possibilità già esclusa dal ISS in data 1/12) o si stabilirà con certezza un nesso causale tra vaccino e morte, il lotto andrà ritirato e qualcuno dovrà risponderne, senza però che questo serva a remare contro la vaccinazione. Sarebbe come bandire gli antibiotici, salva vita per molti milioni di persone, solo perché singoli individui sono deceduti per shock-anafilattico. 2. L’ipotesi che responsabile possa essere non il vaccino di per sé, ma lo squalene (adiuvante precursore del colesterolo) è già stata demolita da tempo.  Eloquente al riguardo che lo stesso adiuvante è presente anche nei lotti che non hanno evocato sospetto alcuno in circa 1 milione di già vaccinati;  3. A fronte di pochi casi altamente “improbabili” di morti vaccino-correlate, ben 8.000 italiani di età superiore ai 65 anni soccombono “sicuramente” a causa dell’influenza, soprattutto per sopraggiunte brocopolmoniti e altri 2000 soggetti anche in età non a rischio muoiono ogni anno per influenza (40 mila in Europa)  4. Sotto il profilo sociosanitario l’influenza è la prima causa di assenteismo sul lavoro (10-12%), con intuitive serie conseguenze economiche (secondo stime ufficiali, i costi indiretti di un epidemia influenzale in Europa possono superare i 3,3 miliardi di euro). Infine, va ricordato cha la vaccinazione  ha fatto scomparire per sempre il vaiolo, ha quasi azzerato i casi di poliomielite nel mondo, e ha sensibilmente ridotto l’epatite B nei Paesi con elevata prevalenza di questa virosi. Per non parlare poi della protezione vaccinale efficacissima nei confronti delle più comuni malattie infantili (morbillo, rosolia, varicella). Ritirare eventuali lotti killer di un vaccino che risultasse inquinato (possibilità già esclusa come si è appena detto) sarebbe ovviamente fuori discussione, ma ogni strumentalizzazione per frenare le vaccinazioni è da condannare con forza, perché il rifiuto a vaccinarsi avrebbe conseguenze drammatiche. Il disastro di Lubecca, ormai dimenticato e ignoto ai più, è un esempio illuminante. Nel 1930 il vaccino antitubercolare Calmette Guerin (BCG) provocava a Lubecca la morte per tbc di ben 71 dei 251 bambini vaccinati e ciò perché alcuni lotti contenevano per errore umano ceppi batterici virulenti invece che inattivati. Tuttavia, non per questo il BCG si è buttato al macero e ancor oggi risulta diffusamente impiegato non solo in co-terapia della tbc farmaco- resistente, ma pure per evocare una reazione immunitaria in malati di cancro in varia sede (vescica, polmone, colon-retto, melanoma) e pure in patologie non tumorali (sclerosi multipla, lebbra, ulcera di Buruli). Sospetti non sono tanto i decessi quanto la tenace resistenza alle vaccinazioni che i media non dovrebbero involontariamente assecondare. Ma quando mai impareremo qualcosa dal passato?