La rubrica si occupa dell’indiana Vandana Shiva non per trattare (per carità!) di accuse e entusiasmi circa gli OGM (organismi geneticamente modificati), ma perché il mio amico Renzo Alzetta, fisico universitario, mi invia per stuzzicarmi due articoli del “Foglio”, a firma di R. Defez e G. Masini. In essi si stigmatizza che la Shiva sia stata invitata come “ambasciatore” all’EXPO. Secondo l’indiana, gli OGM causano tragedie tra i contadini indiani, provocando persino suicidi massa. Benché priva di dati ufficiali, la Shiva insiste infatti dal 2007 che il suicidio dei contadini connazionali è provocato dall’aver essi acquistato semi di cotone geneticamente modificato cosi poco produttivo da provocare un disastro economico e indurre conseguentemente al suicidio collettivo di 300 mila persone. Defez osserva giustamente che una denuncia così pesante sarebbe assolutamente benemerita e coraggiosa se fosse però documentata, perché altrimenti l’accusa diventerebbe “un boomerang” irresponsabile. Da fonti governative, e non solo dell’India, risulta invece che il numero di suicidi registrato tra i contadini indiani che usano OGM è sovrapponibile a quello degli analoghi agricoltori francesi e, anzi, che esso risulta diminuito proprio grazie al fatto che il cotone biotec “ha raddoppiato le rese per ettaro”. Oggi più del 90% dei contadini in India coltiva di fatto piante OGM e quindi, prima di invitare la Shiva all’EXPO, sarebbe sembrato opportuno appurare se i su menzionati suicidi di massa sono una bufala o no. Se l’affermazione della Shiva fosse menzognera, o pure irresponsabile in bona fide, sarebbe infatti il colmo vederla nel ruolo di “consulente scientifico” tra scienziati e VIP dell’EXPO, un palcoscenico straordinario sotto il profilo politico-economico. Basterebbe farsi dire e dare i dati a conferma della sua posizione anti-OGM così acerrima, ma intervistare la Shiva non è facile. Ci ha ben provato Michael Specter del New Yorker (giornale liberal), ma senza successo. In risposta, l’indiana ha anzi accusato questo giornale di essere una “stampella delle multinazionali OGM” (che chi scrive certo non ama), mandando in visibilio i “controsempreecomunque” del mondo. Ciò cha costretto David Remnick, Direttore del New Yorker, a ridimensionare personalmente la caratura scientifica della Shiva (non scienziata ricercatrice, ma semplicemente laureata in fisica), e a demolire l’affermazione dell’indiana che i semi OGM sono sterili. Remnick ha anche rimarcato la ingenuità scientifica della Shiva nello stabilire una correlazione tra il diffondersi delle culture OGM e l’insorgenza di patologie come diabete, Alzheimer e autismo. In verità, scienziati e medici sanno bene che associazione tra due eventi raramente significa correlazione, un argomento su cui converrà ritornare.