Una paziente messicana mi ha consultato giorni fa per capire se i suoi disturbi potevano dipendere dal morbo di Chagas (MdC) da lei contratto da bambina nel suo Paese. In 50 anni di professione non avevo mai visto un paziente con tale morbo scoperto dal medico Carlos Chagas. Ho dovuto documentarmi e la rivisitazione mi ha suggerito di trattarne in rubrica, perché il MdC, endemico in zone rurali del Sudamerica (più di 10 milioni di malati), è in aumento anche in Italia a causa dei flussi migratori (ca. 10 mila i casi). Per questo motivo si è occupato di MdC l’ultimo numero di “Ricerca e Pratica” (Pensiero Scientifico Ed.). Responsabile del morbo è il “Tripanozoma cruzi”, trasmesso dalla triatomina, una cimice che dopo averlo punto deposita sulla cute del soggetto le proprie feci ricche di parassiti. Il contagio può pure aver luogo da madre a figlio, per alimenti contaminati dalle feci della cimice e per trasfusioni e trapianti d’organo/tessuto (prevalenti in Europa). I sintomi d’esordio, che spesso mancano, sono simili a quelli di una gastroenterite acuta con febbre cefalea, diarrea, vomito, e segni meningei. La visita rivelerà l’ingrossamento di linfonodi, fegato e milza e talora caratteristiche papule ricche di tripanosomi. Il 70% circa degli infestati che cronicizzano sono asintomatici, ma il 30% di essi, anche dopo 20 anni, va comunque incontro a scompenso cardiaco e aritmie e il 10% a megaesofago e megacolon e a sintomi neurologici (quadro particolarmente grave negli immunodepressi). Nei soggetti provenienti da zone endemiche è doveroso escludere questa tripanosomiasi nei donatori di sangue (sospensione prudenziale delle donazioni nei sospetti) o di organi e nelle donne in pre-partum. L’accertamento è però facile solo in fase acuta (e se ci si pensa!), dato che molti sono i tripanosomi circolanti nel sangue. Test sierologici esistono, ma i falsi positivi sono troppi. Non ci sono d’altronde biomarcatori che indichino la progressione dall’asintomaticità all’evidenza clinica. La terapia con benznidazolo e nifurtimox, benché non nel 100%, è efficace in fase acuta, ma non nella cronica. In questa, i parassiti non sono presenti nel sangue ma nel miocardio, nella muscolatura intestinale, nel sistema nervoso e la cura sarà inevitabilmente solo sintomatica. Mancando un vaccino, la prevenzione si basa sull’evitare luoghi infestati dalle cimici (fessure, crepe murarie, fango) e sull’uso di zanzariere. In Europa, la sensibilità nei confronti del MdC è scarsa e manca ancora un sistema coordinato di sorveglianza. Per “Ricerca e Pratica” sarebbe anche auspicabile che i migranti da zone a rischio fossero meglio informati circa il MdC e le sue conseguenze (per inciso: la “mia” messicana era guarita dal MdC, soffriva solo di colon irritabile e di… nostalgia del suo Paese).