L’attenzione alla storia del paziente è essenziale nella pratica medica. Seguiranno poi la visita e, se necessari, esami di laboratorio e strumentali. Questa alleanza clinico-laboratoristica, se realizzata con intelligenza, consente quasi sempre una conclusione diagnostica, benché i meriti non siano sempre ripartiti alla pari tra anamnesi ed esami. Ipotizziamo un soggetto che vada improvvisamente incontro a un deperimento subdolo, senza motivo apparente: in assenza di sintomi tipici che orientino in qualche direzione e senza il riscontro di anomalie in uno o più esami, sarà quasi impossibile giungere ad una diagnosi certa. Qualche volta l’aiuto del laboratorio è parziale, suggerendo solo che “qualcosa non va” (segni di infiammazione generici, ad esempio), ma non “dove”. Allora, gli esami strumentali (specie le tecniche di “imaging”), potranno rilevare anche se non necessariamente delle lesioni in un viscere (intestino, fegato, pancreas, altro) così piccole/profonde da non affiorare alla visita clinica, ma già magari destinate alla progressione (tumorale o non). Uno scenario diverso è quando i sintomi costanti da anni pur peggiorando non si associano ad alcuna alterazione di laboratorio e anche il più accurato approfondimento diagnostico con endoscopie, ecografia, TAC o risonanza magnetica risulta del tutto negativo. In questi casi, il paziente corre il rischio di esser considerato “una lagna” dai familiari (“ma di ché ti lamenti se tutti gli esami sono normali!”), oltre che dal medico di famiglia che per anni, pur visitandolo accuratamente, non ha mai scovato nulla, o dagli specialisti cui viene indirizzato, i quali pure non rilevano elementi che giustifichino i sintomi. Naturalmente, i malati immaginari come l’Argante di Molière esistono, ma soprattutto di questi ci si deve preoccupare, perché una persona ipocondriaca non è detto che sia meno soggetta alle malattie croniche di una persona sana. A prescindere dagli Argante, nei pazienti equilibrati e attendibili che lamentano disturbi cronici in peggioramento, proprio per la totale assenza di anomalie laboratoristiche o strumentali, è indispensabile che il medico pensi con molta umiltà ad una ri-visitazione periodica della storia clinica. È opportuna una ri-considerazione attenta di ogni più piccolo dettaglio clinico, dettaglio che prima non c’era o sul quale magari si è forse sorvolato frettolosamente durante le visite precedenti. L’umiltà di un medico che sia capace di rimettere in discussione conclusioni  maturate fino a un certo momento, è una dote preziosa che può risultare vantaggiosa per il malato molto più che non l’insistere con ulteriori esami che non di rado risulteranno ancora una volta inconclusivi. “Al lupo, al lupo!”: è vero che il lupo spesso non c’è, ma qualche volta sì. Meglio tenerlo presente.