GPS è l’acronimo di “Global Positioning Sistem” (Sistema di posizionamento globale) che grazie ai satelliti in orbita fornisce ad uno specifico ricevitore GPS (anche quello sul telefonino) le coordinate geografiche utili affinché il navigatore raggiunga certe aree. Ma anche l’uomo scollegato dai satelliti e privo di cellulare o navigatore è in genere capace di orientarsi, ciò che suggerisce l’esistenza di un sistema “intrinseco” deputato a tale funzione. Studiare la capacità di orientamento che prescinde da esperienze pregresse in un ambiente sconosciuto è un’affascinante tema di ricerca e, come spesso avviene, i topi risultano gli animali più adatti. L’americano John O’Keefe (University College, Londra) aveva scoperto più di 30 anni fa che in una zona del cervello (l’ippocampo) di un topo piazzato in un punto della stanza si attivano dei neuroni “posizionali” e che altri neuroni simili si attivano quando il topo cambia posizione, venendosi così a creare una “mappa cerebrale di posizionamento” in grado di essere pure memorizzata. La scoperta gli ha valso nel 2014 il Nobel per la medicina (complessivamente 880 mila euro), condiviso per altro con due scienziati norvegesi, marito e moglie dal cognome…trentino, Edvard e May-Britt Moser, da 30 anni ricercatori presso il prestigioso Istituto Kavli di Neuroscienze dell’Università di Trondheim. Nei loro studi alquanto successivi (2005), gli scandinavi hanno integrato le ricerche di O’Keefe, individuando vicino alla zona dell’ippocampo da lui scoperta, un’area cosiddetta “entorinale” (interfaccia tra ippocampo e corteccia cerebrale), costituita da una rete di neuroni specializzati definiti “grid cells” (cellule “griglia”), capaci di perfezionare ulteriormente il sistema intrinseco di navigazione e quindi l’orientamento complessivo dell’animale. Questa rete concorre con i neuroni di posizione a creare una mappa mentale dello spazio circostante. Le cellule griglia hanno dei punti di riferimento esterno che funzionano pure nell’oscurità, suggerendo che la mappa spaziale dell’ambiente cui esse stesse concorrono sia proprio basata sul movimento dell’animale. Come sempre, all’entusiasmo per scoperte scientifiche premiate con il Nobel, fan seguito le domande dei comuni mortali: ma ci sono ricadute in medicina? Le scoperte faranno capire meglio certe patologie? Serviranno a intervenire su malattie ancora incurabili? In effetti, capire il meccanismo della nostra capacità di orientarci potrebbe aiutare persone che in certi momenti non sanno più dove si trovano o che hanno difficoltà ad orientarsi, come succede ad esempio ai pazienti con Alzheimer. E potrebbe spiegare perché alcuni (come chi scrive!) sono totalmente privi di senso dell’orientamento. La risposta è forse sì, anche se uomini e topi non sono la stessa cosa.