La “Mezzaluna fertile” estesa dalla Mesopotamia all’Egitto, è considerata la culla della civiltà qui sviluppatasi 10 mila anni fa, grazie alla fertilità del territorio garantita dai fiumi Nilo, Giordano, Tigri ed Eufrate. La Mezzaluna c’entra con la celiachia (C) perché prima del neolitico non si coltivavano cereali e l’intolleranza alla gliadina doveva ancora…nascere. Malattia di natura immunitaria la C è infatti causata da una reazione infiammatoria dell’intestino tenue alla gliadina contenuta nel glutine (presente in cereali come frumento, orzo, farro, segala), che comporta l’atrofia dei villi intestinali. Tale danno provoca disturbi gastroenterici e compromette l’assorbimento delle sostanze nutritive cui può pure conseguire un ritardato sviluppo, benché non manchino soggetti asintomatici o con sintomi aspecifici (lieve anemia, astenia, aumento delle transaminasi, qualche linfonodo). La diagnosi è avallata dall’atrofia dei villi accertata per via endoscopica e dal riscontro nel siero di anticorpi indicativi (in primis anti-transglutaminasi e anti-endomisio). Clinicamente risolutiva è la dieta senza glutine (“gluten-free”), assolutamente opportuna anche negli asintomatici. In anni recenti molta attenzione ha destato la scoperta di una “sensibilità al glutine non celiaca”, che causa sintomi simili a quelli della C, ma per assunzioni di glutine in quantità almeno doppia (superiore ai 4 grammi) di quella sufficiente a scatenare i disturbi dell’ ammalato di vera celiachia. Inoltre, in questi soggetti non si rileva atrofia dei villi, aumento di linfociti intra-epiteliali, né la presenza degli anticorpi succitati. La prevalenza di questa “sensibilità al glutine non celiaca” nella popolazione generale è stata considerata da qualcuno non infrequente, ma una ricerca italiana rigorosa e per di più in persone selezionate in quanto sospette di esserne affette, la stima inferiore al 5 %. Nei soggetti con tale sensibilità al glutine non celiaca la semplice riduzione di questa proteina porta a un rapido beneficio clinico in ore/giorni, mentre nei celiaci veri i risultati clinici e soprattutto anatomici (villi) di una dieta priva di glutine richiedono dei mesi. Altra recente questione è se si può prevenire lo sviluppo della C negli adolescenti somministrando piccole quantità di glutine tra i 4 e i 6 mesi, durante l’allattamento, come suggerito da studi USA e svedesi. Un editoriale a tale riguardo del NEJM riporta invece che il timing dell’introduzione del glutine nei poppanti non sembra influenzare lo sviluppo di C nell’adolescenza e che neppure la durata dell’allattamento, associato o no al glutine, incide sul rischio di celiachia. Gli unici test di per sé non diagnostici, ma esprimenti suscettibilità alla C, sono alcuni alleli HLA (loci genetici identificati sui leucociti umani).