Da anni tutti gli enti regolatori internazionali, l’Associazione Italiana del Farmaco, e anche la nostra piccola rubrica in almeno 4 occasioni, mettono in guardia circa la crescente resistenza in tutto il mondo agli antibiotici (AB), di cui c’è effettivo abuso, e circa le pesantissime conseguenze che ne possono derivare. L’abuso ha cause multiple: uso di AB in malattie da virus insensibili agli antibatterici, esigenza del paziente di guarire in fretta (“tutto e subito”), timore dei medici di non prescrivere AB e doverne rispondere se poi affiora una infezione microbica (pure di questa “Medicina difensiva” se n’è scritto altre volte). Soprattutto i non addetti sottostimano poi che l’efficacia degli AB non è comunque (quasi) mai del 100%, in quanto alcuni ceppi batterici riescono a resistere all’antibiotico usato e pure a trasmettere geneticamente questa resistenza alle generazioni successive di batteri. Questo proliferare di ceppi resistenti ha comportato una perdita di efficacia degli AB nei confronti di batteri prima da essi debellati. La soluzione di questo grave problema, poco percepito dalla popolazione eppure di drammatica importanza, non può che essere programmata e tentata internazionalmente. L’OMS da anni insiste sulla necessità di una rete mondiale per il monitoraggio delle antibiotico-resistenze registrate nei vari Paesi, i quali andrebbero informati e aggiornati di continuo. Purtroppo, in un intervista a Doctor33, il commissario straordinario dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi rivela che “solo 129 dei194 Paesi membri hanno fornito dati nazionali…e tra questi, solo 42 hanno rintracciato i dati relativi a tutte le 9 coppie di batteri-antibiotici risultate essere le principali minacce per la salute pubblica.” Tra queste, principalmente Stafilococco aureo e meticillina, Escherichia coli e cefalosporine, Klebsiella pneumoniae e carbapenemi (AB beta-lattamici a spettro antibatterico molto ampio). Ricciardi si sofferma pure sul possibile impatto che possono avere gli AB usati impropriamente negli animali che poi diventano nutrimento per gli uomini: anche in veterinaria l’antibiotico-terapia deve essere infatti regolamentata e giustificata da una malattia batterica accertata. Gli allevamenti nel nostro Paese -dice Ricciardi- di per sé sono controllati meglio che altrove, ma il problema vero è il comportamento degli allevatori: per esempio, in Italia e Francia, per prevenire l’influenza negli allevamenti si sono somministrati AB a iosa, pur essendo notoriamente l’influenza una malattia virale. Il proverbio italiano “Uomo avvisato mezzo salvato” (“gewarnt ist halb gerettet”, direbbero gli amici di lingua tedesca), vale anche per i seri pericoli dell’abuso immotivato di AB. Dovrebbero ricordarselo responsabilmente sia pazienti che medici.