Una pletora di informazioni peraltro eterogenee, suggeriscono che dieta e stili di vita concorrono non poco allo sviluppo dei tumori. Assodato che alcuni fattori acquisiti contano davvero (ad esempio il fumo), l’impatto di altri per non pochi tumori sarebbe largamente meno importante di quanto ritenuto in passato, specie se rapportato al peso delle mutazioni del DNA. Una ricerca pubblicata nel 2015 da ricercatori del John Hopkins Kimmel Cancer Center, che ha esaminato tessuti di organi diversi affetti da tumore, avrebbe infatti sorprendentemente dimostrato che per 22 tipi di cancro su 31 (2/3), la causa principale è “quasi” esclusivamente la sfortuna (“bad luck”), espressa da una mutazione spontanea del DNA avvenuta nelle cellule staminali. Una mutazione sulla quale dieta e stili di vita incidono in effetti poco o niente. I fattori acquisiti hanno invece rilevanza negli altri 9 cancri, in concorso con eventuali geni pro-tumorali presenti già di base. Niente di apparentemente nuovo, in quanto sfortuna, ereditarietà e ambiente sono da tempo considerati  anche dai non addetti la piattaforma  predisponente allo sviluppo tumorale. Tuttavia, la novità consiste nel fatto che gli autori dello studio hanno creato un modello matematico che sembra concretamente in grado di quantificare il contributo di ogni singolo fattore. Per esempio, mentre nei 22 tumori (comprendenti tra l’altro il cancro del duodeno e diversi tumori del distretto cefalico e del collo) le mutazioni casuali nelle staminali avrebbero un peso preponderante, negli altri nove, includenti il cancro polmonare, del fegato e della tiroide, a prevalere sarebbero i fattori ambientali e ereditari (potenzialmente combinati anch’essi con la “bad luck”). E sul concetto di sfortuna casuale, i ricercatori della John Hopkins University insistono anche nel caso degli accaniti fumatori che raggiungono un età avanzata senza ammalare di cancro. Ciò si attribuisce solitamente al fatto che essi hanno ereditato buoni geni dai loro genitori, ma la verità è che la maggior parte di costoro ha avuto semplicemente “buona fortuna”, a conferma che l’influenza nociva di alcuni stili di vita di può anche essere modesta. Il rischio di mutazioni e quindi di sviluppo tumorale è tanto più spiccato quanto maggiore è il numero totale delle divisioni cui le staminali vanno incontro. Usando metodi statistici, i ricercatori avrebbero stabilito che tale rischio potrebbe essere definito in base alla percentuale di divisioni di cellule staminali del 65%. I cancri del seno e della prostata non erano inclusi nella ricerca della John Hopkins proprio per l’impossibilità di ricavare dati relativi alle divisioni delle cellule staminali in quegli organi. In scienza, diversamente che nelle pseudo-scienze, le “verità” acquisite sono continuamente oggetto di revisione.