L’intestino, sterile alla nascita, viene prontamente colonizzato da batteri intestinali e vaginali della madre. In seguito riceverà batteri durante l’allattamento e in tempi successivi con i cibi. Il complesso dei batteri nel colon (in totale migliaia di miliardi; 100 e più miliardi per ogni grammo di feci!) prende il nome di “microbiota”, termine più appropriato del più usato “flora intestinale”. La maggioranza delle centinaia di specie batteriche (in primis lattobacilli e bifidobatteri) è preposta alla fermentazione dei carboidrati, mentre una minoranza (e tra questi Escherichia, Bacteroides, Eubacteria, Clostridium) provvede alla decomposizione (putrefazione) dei residui non degradabili dal nostro organismo, come ad esempio la cellulosa e la cartilagine. Infine, ma non per ultimo, il microbiota sintetizza vitamine essenziali, in particolare la K. Il microbiota per alcuni è un vero “organo” essenziale alla nostra salute (la normalità della flora batterica è definita “eubiosi” intestinale). I probiotici sono invece microrganismi che potrebbero risultare vantaggiosi se la flora è alterata (disbiosi). Questo preambolo giustifica il recente interesse al microbiota quale possibile co-fattore di obesità, assieme a dieta ipercalorica, sedentarietà e fattori genetici. Tale ruolo lo si evince dal fatto che nei topi in fasi precoci di vita la somministrazione di penicillina, a dosaggio basso ma sufficiente a modificare il microbiota, è in grado di favorire lo sviluppo di obesità durante la crescita. In effetti, topi maschi nati da madri trattate con penicillina nel pre-parto e nello svezzamento sviluppano in età adulta abnorme deposizione di grasso in sedi atipiche, una maggiore espressione di geni coinvolti nella produzione di grasso e un diminuito contenuto minerale delle sedi ossee. Al contrario, la composizione corporea nel topo maschio adulto che ha ricevuto penicillina “dopo” lo svezzamento è simile a quella dei “controlli”, cioè topi nati da madri non trattate. Pertanto, un limitato trattamento penicillinico modifica il microbiota e influenza il peso corporeo ma solo se attuato durante la specifica finestra temporale su menzionata. Ovviamente, quando la modificazione penicillina-indotta del microbiota si associa ad una dieta ad alto tenore di grassi, il rischio di obesità aumenta ulteriormente (anche se in modo indipendente) e così l’insulinemia a digiuno. Il ruolo del microbiota spiegherebbe pure il perché nell’uomo certe diete iperlipidiche provocano obesità in alcuni e non in altri. Studi epidemiologici nell’uomo dimostrano inoltre che interventi influenzanti il microbiota (taglio cesareo, ad esempio) aumentano il rischio di obesità nell’adolescente. Acquisizioni importanti (almeno riguardo ai topi!), ma le ricadute sulla cura dell’obesità sembrano ancora lontane