La stitichezza o stipsi è considerata un problema minore, ma minore non è specie se causa dolori addominali e comporta un ingombro fecale di difficile rimozione. Se poi a soffrirne sono i bambini la cura del disturbo è ancora più problematica. La questione è stata affrontata di recente in un’indagine circa gli studi relativi ai bambini con stipsi così grave da comportare la richiesta di aiuto al Pronto Soccorso. Lo studio ha preso in esame tutti gli articoli in lingua inglese su questo tema usciti tra 1/2010 e 2/2015, consultando 3 database (Pubmed, Cohrane Library, NY Centre for Reviews), le agenzie di Health Technology e alcune Linee Guida. Sorprendentemente, l’indagine non ha ricuperato in letteratura né rassegne sistematiche né meta-analisi, mettendo in luce una insospettabile scarsità di ricerche in questo campo, dove pertanto l’empirismo regna sovrano. L’unico studio randomizzato (confronto tra due cure assegnate a caso), attuato con clistere (clisma) versus PEG (polietilenglicole usato spesso per la preparazione pre-colonscopia), ha dimostrato che il clisma è significativamente più efficace del PEG nei primi 3 giorni di somministrazione, una differenza che sfuma al quinto giorno. Uno studio “non” randomizzato ha invece confrontato l’efficacia del clisma di latte versus clisma di melassa (fluido denso che residua dalla centrifugazione dello zucchero di canna o di barbabietola). Tutti i bambini hanno evacuato, con risoluzione dei dolori addominali non diversa per altro con i due  clisteri la cui efficacia risultava correlare con l’età del paziente e il volume del clisma (minimi gli effetti collaterali). Un secondo studio non randomizzato, ha confermato la equi-efficacia di clismi attuati rispettivamente con latte, o melassa o fosfato di sodio (soluzione iperosmotica che richiama acqua nell’intestino dai tessuti, promuovendo così la peristalsi). Da un altro studio osservazionale retrospettivo, sempre relativo a bambini rivoltisi al Pronto Soccorso per ingombro fecale non eliminabile, è risultato che i piccoli trattati con clisteri evacuativi tendono a ripresentarsi con i genitori al reparto di emergenza più frequentemente di quelli non trattati con clisma. In lieve divergenza sono le Linee Guida del National Institute for Health and Clinical Excellence che non raccomandano i clismi come prima opzione, ma solo dopo che i vari lassativi orali hanno fallito. Citare questi dati è doveroso ma non senza commento critico, perché i punti deboli dell’indagine sono tanti. Mancano in primis dettagli sull’alimentazione seguita dai bambini, su altri possibili co-fattori dell’ingombro fecale, sulla frequenza con cui i clismi si dovrebbero eventualmente ripetere, sul tipo di trattamenti orali inefficaci. È auspicabile che questo “piccolo” problema sia dunque studiato meglio.