Quasi scomparso in Italia, ma malattia ancora diffusa nei Paesi del Sud-est asiatico, il Beri Beri è dovuto al grave deficit di vitamina B1 (o tiamina). La carenza dipende in primis dal consumo di riso brillato, privato cioè del tegumento che principalmente contiene la B1. In Occidente il Beri Beri è raro perché molti nostri cibi sono ricchi di tiamina (cerali integrali, legumi, frutta, verdura, carne, uova). I sintomi iniziali sono vaghi (inappetenza, stanchezza, palpitazioni, lipotimie), ma poi affiorano i segni di insufficienza cardiaca congestizia con idrotorace ed edemi (Beri Beri “umido”) o di atrofia muscolare e polineuropatia (Beri Beri“ secco”). Da noi difficilmente si sospetta un Beri Beri se non in alcolisti cronici inevitabilmente denutriti e con carenze vitaminiche multiple. Tuttavia, non l’etilismo cronico ma la mania di un fanatico del cibo “naturale” ha causato un caso di Beri Beri diagnosticato l’anno scorso con non poca fatica a Parma. Il paziente settantottenne, astemio, ossessionato da cibi di origine animale e pure da cibi vegetali se non prodotti da lui stesso, da 20 anni si nutriva esclusivamente con marmellata e miele di castagne, preparati personalmente con i frutti dei castagni cresciuti nel bosco circostante la sua casa. Da sapere che 100 g di castagne contengono 0,24 mg di vitamina B1, che il miele di castagne ne contiene solo tracce e che i derivati, come la marmellata, durante la cottura perdono dal 30 al 50% del contenuto vitaminico. Questo introito va confrontato con la quantità di vitamina B1 suggerita dal “Recommended Dietary Allowance” che è decisamente superiore, tra 1,2 e 1,5 mg al giorno. Inoltre, i depositi tessutali di vitamina B1 sono molto scarsi ed è allora facile immaginare il loro azzeramento nel nostro paziente, dopo un introito così deficitario durato 20 anni.  Dopo il ricovero, la diagnosi non è stata immediata perché  in casi inconsueti come questo l’anamnesi non è all’inizio sufficientemente mirata perché “non ci si pensa”, il laboratorio standard dice poco e i test per dimostrare carenze specifiche (tiamina circolante e transchetolasi eritrocitaria) non sono esami né routinari né standardizzati. Decisiva è stata la ri-valutazione attenta della insana “dieta naturale”, gli alti valori del BNP (peptide natriuretico) e gli accertamenti cardiologici ed ecocardiografici (ridotta frazione di eiezione), il versamento pleurico. Diagnosi confermata comunque dal pronto miglioramento ottenuto con 100mg di vitamina B1 al giorno, terapia diuretica e rinormalizzazione della dieta. A miglioramento consolidato, il paziente è stato avviato a terapia psichiatrica. Quante volte si dovrà ancora ricordare che “naturale” non è sinonimo di benefico, equivoco che almeno non andrebbe incoraggiato dai media, ciò che invece regolarmente avviene.