È banale ricordare che una vita attiva, associata ad una dieta ricca di verdure e frutta e caloricamente sobria, tale cioè da non favorire il sovrappeso o peggio ancora l’obesità, è cosa buona. L’attività fisica, sportiva o no, è certamente seguita da tangibili benefici biologici, psicosomatici e osteoarticolari. È al contrario assodato che la sedentarietà è negativa e correla persino con un aumento di mortalità. Tra la sedentarietà e l’attività sportiva c’è tuttavia una via di mezzo, cioè un movimento fisico lieve-moderato grazie al quale interrompere la vita sedentaria. Stranamente, i benefici di queste attività “leggere” con cui interrompere le nostre abitudini negative sotto il profilo della dispersione energetica, come lo stare davanti al televisore o al computer, non sono state studiate a dovere. Ci ha pensato un gruppo di ricercatori americani di Salt Lake City, i quali nel 2015 hanno pubblicato anticipatamente prima on line e poi sul “Clinical Journal of the American Society of Nephrology” una ricerca ad hoc, coinvolgendo 3.626 soggetti sia sani che affetti da nefropatia cronica. Il monitoraggio medio dei soggetti inclusi nello studio è durato circa 3 anni. Obiettivo primario della ricerca era quello di verificare in quale misura la mortalità di sani e nefropatici abituati alla sedentarietà prolungata possa essere modificata non da sport impegnativi ma da una attività fisica minima utile a interrompere periodicamente la “pigrizia”. Mentre un’attività a bassa intensità non sembrerebbe influire granché, lo studio dimostrerebbe che alzarsi dalla sedia “anche solo per due minuti ogni ora” riduce la mortalità del 33% nella popolazione sana e del 41% nel gruppo dei nefropatici. Queste cifre sembrano davvero strabilianti suggerendo che un sacrificio minimo rateizzato è in grado di produrre vantaggi consistenti. Infatti, almeno per quanto attiene alla mortalità, interrompere pochi minuti all’ora lo stare seduti, sarebbe più vantaggioso dell’attività sportiva che teoricamente fa bruciare più calorie. Ad esempio, una partitina di calcetto fa bruciare circa 1000 calorie, un’ oretta di corsa 800, e anche con altri sport amatoriali (tennis, bicicletta, nuoto) le calorie bruciate ogni ora oscillano dalle 400 alle 600. La mortalità sembrerebbe quindi prescindere largamente dalle calorie che si perdono svolgendo attività fisica. Scrive al riguardo il coordinatore della ricerca che sottrarre alla pigrizia 2 minuti ogni ora facendo una passeggiatina o salendo qualche rampa di scale può allungare la vita. Ciò che rende perplesso chi scrive è che la mortalità dipende non solo dalla sedentarietà ma da molte altre cause e, come accade per ogni fenomeno multifattoriale, è difficile definire il peso di ogni singolo fattore. Ma il messaggio, nel complesso, va nella giusta direzione.