Progressi nella cura dell’epatite da virus C: solo promozione farmaceutica l’arrivo di nuovi farmaci- mi si chiede- o progresso sostanziale? In Italia sono 1,5 milioni i soggetti C-positivi di cui 300 mila con epatite, 50 mila con epatite cronica e i restanti a-sintomatici, non di rado ignari di essere C-positivi. Il genotipo 1 del virus, tra i 4, è quello più diffuso in Occidente. La C-epatite è una virosi tendente alla cirrosi, con rischio aumentato di cancro epatico. La terapia si è a lungo avvalsa di farmaci come “Peg-interferone (sottocute) e ribavirina (per bocca), della durata da 24 a 48 settimane. A causa dell’efficacia non ottimale nel 30-50% dei casi, di effetti collaterali e di controindicazioni, tale terapia risultava insoddisfacente. La cura recente è invece segnata dall’arrivo di “farmaci antivirali ad azione diretta”, non associati all’interferon che tra l’altro è controindicato in caso di danno epatico conclamato. Non così questi antivirali innovativi (in primis il “sofosbuvir” in combinazione con “simeprivir” e “daclatasvir” e, più recenti ancora le associazioni “ledipasvir-sofosbuvir”, “dasabuvir-ritonavir” e “grazoprevir/elbasvir”), i quali sono indicati proprio negli epatitici C-positivi più impegnativi con fibrosi/cirrosi epatica, danno oggi documentabile anche senza epatobiopsie e/o laparoscopia. Ciò grazie al fibroscan, tecnica che evidenzia il sovvertimento anatomico quando si supera il valore di 10Kpa. Gli epatologi più esperti, tra cui G. Verme (TO) e M. Felder (BZ) consultati ad hoc, considerano straordinari i risultati dei nuovi farmaci “interferon-free”, capaci di inibire la replicazione del virus, di frenare l’evoluzione cronica e la necessità di trapianto epatico. I risultati si ottengono “solo” con una-due (fino a 8) compresse al giorno per 1-3-6 mesi (a seconda del tipo di associazione e della gravità), tempo necessario per l’eradicazione del virus che viene “rimosso come un segno di matita da un foglio di carta”. Complicazioni e mortalità in calo e riduzione dei trapianti di fegato riducono i costi rilevanti che l’epatite C di per sé comporta ma, purtroppo, il costo della cura (pur in progressivo calo) ammonta oggi a circa 30 mila euro per ciclo terapeutico. Per i 300 mila pazienti di cui sopra, la spesa in miliardi di euro diventerebbe pari a quella che il SSN riserva alle cure di tutte le malattie. Da qui la necessità al momento di curare solo alcuni sottogruppi di pazienti. E infatti, per ora non hanno accesso a tali farmaci soggetti C-positivi senza o con fibrosi sfumata (meno di 10Kpa), che tuttavia andrà monitorata periodicamente con il fibroscan. Ancora sub judice, ma solo a parere di chi scrive, l’utilità di tali antivirali per i “portatori sani” non giovanissimi, asintomatici, con transaminasi nei limiti e con fibroscan normale.