Sintomo emblematico della “sciatica” (S) è il dolore improvviso o affiorante progressivamente a seguito di una flessione brusca, che dalla natica scende in basso lungo lo sciatico, il nervo più grosso del corpo umano. I dottori Ropper e Zafonte (Spaulding Rehabilitation Hospital, Boston) ne hanno trattato recentemente in modo esaustivo sul New England Journal od Medicine, ricordando che la S può risolversi spontaneamente in 2 settimane in 1/3 di pazienti e nei 2/3 entro 3 mesi (scarso l’impatto del riposo). Nel 80% dei casi la S è dovuta a compressione della radice di un nervo lombare causata dal disco erniato attraverso l’anello connettivale che lo circonda. A seconda di dove si realizza l’erniazione, il dolore si irradia dalla natica all’arto inferiore dorso-lateralmente o  posteriormente o antero-lateralmente. La sciatalgia si accentua con la tosse, gli starnuti, il ponzamento o con la “manovra del Valsalva” (espirazione forzata a glottide chiusa). Classico è anche il “segno di Lasegue” (dolore provocato, a paziente supino, dalla flessione della coscia sul bacino a gamba estesa). Gli antinfiammatori non cortisonici hanno effetto antalgico modesto e breve e i cortisonici orali danno risultati incerti. Alcune linee guida suggeriscono pure antiepilettici, antidepressivi, miorilassanti, ma i dati oggettivi a supporto sono scadenti. In ogni modo, un qualsiasi trattamento che migliori il dolore e faciliti la terapia fisica va tentato. Anche l’efficacia dei vari esercizi fisioterapici, della stimolazione nervosa transcutanea e delle iniezioni di cortisonici epidurali è suffragata da scarse prove oggettive, specie per ciò che riguarda i benefici a lungo termine. Risulta al contrario confermato anche da enti qualificati, quali i britannici National Institute of Health Research e British Pain Society e la statunitense North American Spine Society, che la soluzione chirurgica toglie il dolore più rapidamente e più efficacemente di ogni terapia conservativa. Inoltre, se il dolore persiste intenso, la rimozione chirurgica della parte erniata del disco deve essere sollecita (microdiscectomia, discectomia endoscopica, laser-discectomia, altro). Tuttavia, nei pazienti neuro-psicotici o con dolore meno invalidante, alcuni esperti preferiscono una terapia conservativa, inclusa l’iniezione di cortisonici nello spazio peridurale. Non è tuttavia standardizzato quanto sia necessario aspettare prima di optare per la chirurgia. Purtroppo –fanno ancora notare Ropper e Zafonte- molte linee guida sono poco precise nel distinguere la compressione radicolare dal “mal di schiena”, una distinzione non marginale. In ogni caso, se la gravità della S impone una scelta chirurgica, sarà preziosa una RM pre-operatoria, esame considerato dagli esperti non obbligatorio all’esordio della sintomatologia.