Gli eosinofili sono un sottogruppo di globuli bianchi (inferiori al 4% del totale) i quali nella mucosa dell’esofago di norma scarseggiano. Sempre più spesso, tuttavia, viene rilevato un loro patologico aumento tanto da configurare la cosiddetta “Esofagite eosinofila” (EE). Questa, inizialmente asintomatica, a un certo momento causa prevalentemente disturbi di deglutizione (disfagia). L’endoscopia può apparire normale o con lesioni non specifiche in 1/3 dei casi, per cui la diagnosi si basa sulle biopsie che dimostrano un anormale infiltrato di eosinofili in tutta la parete. L’infiltrato non si limita all’esofago pre-cardias (dove talora si riscontra anche nell’ esofagite da reflusso), ma interessa pure l’esofago medio-alto. Il “tubo digerente”, esame radiologico che nei pazienti disfagici andrebbe fatto prima della gastroscopia, può rivelare la presenza di stenosi e talora la presenza di anelli trasversali che ricordano l’esofago del gatto (“felinizzazione”) o la trachea. Per verificare se la EE si associa o no a reflusso gastroesofageo si può attuare un trattamento di 1-2 mesi a dose piena con farmaci che bloccano la secrezione acida gastrica (inibitori di pompa protonica o IPP): se risultano inefficaci il reflusso andrebbe escluso. Che l’EE si associ o meno a questo, la terapia rimane problematica e non ben definita. Può giovare l’attuazione preventiva di test allergici (ma abbondano quelli poco documentati!) o di una dieta di eliminazione volta anch’essa a individuare eventuali allergeni alimentari, una dieta poco gradita al paziente e che per essere attendibile deve essere condotta da un nutrizionista serio. Nonostante pareri contradditori, per qualcuno andrebbe tentata la cura con gli IPP di cui sopra (ma mi chiedo perché, se il reflusso è stato escluso). Efficaci risultano invece i cortisonici sia sistemici che topici (“fluticasone”, “budesonide”), somministrati questi ultimi come spray da deglutire dopo l’applicazione e non da inalare come per l’asma bronchiale). L’esperienza suggerisce una loro efficacia variabile: sui sintomi del 79%, sulle lesioni endoscopiche del 71%, ma solo del 57% sull’infiltrato eosinofilo. Purtroppo la EE è una malattia cronica penalizzata da un’alta percentuale di recidiva dopo la sospensione dei cortisonici. Quindi trattamento a lungo termine, ma non è chiaro se convenga un mantenimento continuativo o cicli intermittenti. La recidiva è più frequente in pazienti nei quali coesiste eosinofilia ematica. Infine, in caso di stenosi esofagea vanno previste sedute di dilatazione endoscopica (attuate con prudenza per la fragilità dell’esofago). Prematuro il giudizio su nuovi farmaci dotati di meccanismo innovativo (inibitori dei leucotrieni, come il “Montelukast”, anticorpi monoclonali contro IL-5 come il “Mepolizumab” e altri).