Un editoriale sul New England Journal of Medicine si chiede se nei pazienti con trombosi venosa senza causa apparente (di solito lunga costrizione a letto, atto chirurgico o trauma) non vi sia alla base un possibile cancro non diagnosticato. Tale ipotesi ha provocato perplessità nei medici e ansia nei pazienti con trombosi non chiarita, i quali per questo tendono a sollecitare esami di approfondimento. Il problema non è “teorico”, dato che le trombosi non ascrivibili a cause note rappresentano il 40 % di tutti i casi. In effetti, una rassegna sistematica delle pubblicazioni al riguardo suggeriva in questo tipo di pazienti una prevalenza di cancri non diagnosticati del 6,1% al momento della trombosi e del 10% a 12 mesi. Procedere con una TAC o altro nei soggetti con trombosi non chiarita potrebbe dunque sembrare una strategia valida ai fini di una diagnosi precoce e di una terapia tempestiva del cancro. Studi precedenti (ma scadenti) circa l’utilità di anticipare indagini approfondite, non portavano a conclusioni attendibili. Nel 2015, la “Cohrane Review” (fonte seria), rintracciava 2 studi adeguati relativi a 396 pazienti, secondo i quali le prove di un’efficacia concreta della scoperta anticipata di cancri non ancora individuati al fine di ridurre morbilità e mortalità devono ritenersi insufficienti o, per lo meno, svantaggi e benefici di un approfondimento diagnostico in questi soggetti devono ritenersi equivalenti. Un altro recente studio controllato condotto nel 2015 in 9 centri canadesi per un totale di 854 pazienti affetti da trombosi, ha confrontato le conseguenze di una strategia “limitata” (ampio screening con esami di laboratorio e endoscopici ma senza TAC) con una strategia “estensiva” attuata anche con TAC addominale riguardante in particolare intestino e pancreas. A studio terminato, il numero di cancri non individuati all’inizio e scoperti a 12 mesi risultava molto simile: 1% (4 pazienti) nei pazienti studiati in modo standard e 1,8% (5 pazienti) nel gruppo studiato in modo estensivo con le tecniche di imaging. In conclusione il rischio di cancro nei soggetti con trombosi senza causa apparente esiste, ma risulterebbe comunque basso e “il fare di più” servirebbe poco ai fini di una diagnosi precoce e non ridurrebbe nè la mortalità complessiva né quella cancro-specifica. Secondo l’Autore dell’editoriale, essendo dell’1% circa il rischio di cancro dopo 1 anno, i dati di cui sopra dovrebbero tranquillizzare i pazienti con trombosi venosa non chiarita. Anche in questo come in altri ambiti in medicina -insiste Khorana- il fare di più non serve, e ciò in sintonia con altri colleghi e con il poeta/commediografo Robert Browning che nel suo poema “Andrea del Sarto” sentenziava (per altro in altro contesto) che “less is more” (letteralmente “di meno è di più”).