Bene ha fatto il Prof. Umberto Veronesi a sottolineare giorni fa che la raccomandazione a “bere almeno due litri di acqua al giorno” è risibile. Risibile specie se indiscriminata, e il fatto cha di recente sia stata anche Michelle Obama a proporlo, non è certo sufficiente a dare scientificità a questo suggerimento “salutistico”. Al contrario, come scrive sul New York Times il Dr. Carroll dell’Università dell’Indiana, “bere almeno otto bicchieri al giorno di acqua è una sciocchezza”. La raccomandazione a bere 2 litri di liquidi nelle 24 ore è nata nell’immediato post-bellico senza che venisse tuttavia precisato che tale quota viene già di norma assunta grazie a minestre, caffè e tè, bibite, frutta e succhi di frutta. E dunque un supplemento idrico avrebbe senso solo se motivato da una ragione specifica. Ulteriore critica alla genericità della raccomandazione è infatti che essa non tiene conto della marcata variabilità che contrassegna gli individui quanto a età, corporatura, peso, storia clinica, sudorazione quotidiana (correlata questa con  i geni, con il tipo di lavoro e con l’attività fisica). Differenza eloquente, per  esempio, è quella tra un atleta alto 1 metro e 80 che va in palestra ogni giorno o fa due ore di footing quotidiano e un bigliettaio al casello autostradale alto 1 metro e sessanta che dopo il lavoro sia più propenso a guardare la TV che a fare sport.  È poi da chiedersi come si possa credere che un abnorme introito liquido sia utile a “rinforzare i reni” perché all’opposto, se l’introito idrico è esuberante, questi filtri benemeriti sono solo chiamati a faticare di più. In ogni modo, calcolando oltre che l’acqua assunta per sete pure quella introdotta con le bevande e i cibi di cui sopra, si raggiunge facilmente una quantità totale intorno ai 2 litri. Inoltre, un concetto così lapalissiano da rasentare la banalità, è che é necessario quanto meno considerare pregiudizialmente se l’assunzione di acqua la si consiglia a un soggetto sano o a uno malato, che magari può essere disidratato o affetto da ritenzione idrica. Ad esempio, in un paziente con scompenso cardiaco o con ascite da cirrosi e insufficienza epatica, un abnorme introito idrico peggiorerebbe di sicuro la situazione, mentre al contrario in un coma “iperosmolare”, motivato da una pericolosa concentrazione del sangue, l’idratazione sarebbe necessaria (ma per breve tempo e non certo come regola permanente di vita). Ultima nota riguarda la raccomandazione di bere di più in caso di stitichezza: il consiglio ha una certa validità perché ne beneficia il tono della muscolatura intestinale e quindi la peristalsi, ma non perché l’acqua raggiunga il colon facilitando così il transito del suo contenuto: il surplus idrico viene infatti assorbito ben prima di arrivare al colon e farà fare solo… più pipì.