Ci siamo già soffermati sui pericoli di un immotivato e soprattutto anticipato ricorso al test del PSA contro il quale è pesantemente intervenuto proprio lo scopritore di questo antigene prostatico, il Dr. R. Albin (eloquente il titolo della sua messa in guardia: “The great prostate mistake” ossia Il grande errore [di valutazione] della prostata).  In ogni modo, a cancro accertato, la preoccupazione di coloro che devono essere operati, specie dei “meno anziani” (definizione molto soggettiva!), verte sulle ricadute che l’intervento può avere sulla erezione. L’aumento della vita media fa sì che almeno per certi pazienti, l’impotenza costituisca molto più che in passato un problema concreto, specie se la prostatectomia si accompagna a patologie coesistenti che pure incidono sulla erezione, in primis diabete mellito e angiosclerosi. Da tempo la prostatectomia può essere attuata in modo da risparmiare i nervi erigendi che concorrono alla funzione erettile, fenomeno psicosomatico assai complesso. Ma questa tecnica “nerve sparing” non è semplice e i risultati ottenuti non di rado sono insoddisfacenti. Nei soggetti che soffrono di questo disturbo, un aiuto parziale (purché sollecitati sessualmente) è dato da pillole come viagra, cialis e levitra che bloccano un enzima particolare (noto come PDE5), le quali risultano tuttavia efficaci in non più del 30% degli operati. Perché funzionino è infatti necessario che la vascolarizzazione peniena sia ancora discreta e che i collegamenti nervosi cervello/pene siano integri. Nell’impotenza grave che non risponde, l’unica soluzione è rappresentata dall’impianto di una protesi che consiste sostanzialmente nell’inserimento nei corpi cavernosi del pene di due cilindri artificiali di cui esistono due varianti (non idrauliche e idrauliche), Le protesi non idrauliche consentono una rigidità parziale costante, mentre il tipo idraulico, mediante una pompa inserita nello scroto, garantisce una buona erezione quando e per il tempo che si desidera. L’80% dei pazienti con protesi peniena si considera soddisfatto versus il 50 % di chi assume le pillole di cui sopra (o il 40% di coloro che ricorrono all’iniezione diretta nel pene di prostaglandine poco gradita e ormai largamente abbandonata). Nonostante questi dati di fatto internazionalmente assodati solo l’1-10% dei paziente con grave deficit erettile si fa operare e per di più non in strutture pubbliche benché l’intervento sia rimborsabile dal SSN. Dal recente Congresso dell’Associazione Urologi Italiani (AURO) si è lanciata pertanto la  proposta che le protesi peniene siano inserite tra i livelli essenziali di assistenza. Intanto, però, le strutture pubbliche adeguate cui eventualmente ricorrere scarseggiano (chissà perché?) e c’è inoltre necessità di una competenza specifica dell’operatore.