Il da farsi chirurgico in caso di colecistite acuta (con o senza calcoli) sembrava ormai definito con il progressivo affermarsi della colecistectomia laparoscopica (CL) su quella chirurgica tradizionale. E invece un contributo nel 2015 di esperti franco-satunitensi crea un certo subbuglio. Di sicuro la CL, specie se attuata entro le 24, ore riduce morbilità, durata del ricovero e costi, con infrequente necessità di conversione all’intervento per via aperta. Per minimizzare la invasività della CL si sono proposti apparecchi più sottili (2-5 mm) e/o una sola porta di accesso del laparoscopio (invece dei 3 o 4 “buchini”) attraverso l’ombelico. Proposte di scarsa diffusione perché la tecnica, più difficile da acquisire, è inoltre praticata in pochi centri (e lo stesso dicasi anche per la CL attuata mediante robot), per cui i vantaggi clinici sono ancora sub judice. Altra innovazione (nata per altro nel 2007) è la cosiddetta NOTES che prevede l’intervento attraverso orifici/cavità esistenti quali lo stomaco o la vagina, che eviterebbe cicatrici visibili (solo opzionale a una laparoscopia “minima”). Tale procedura, specie per via vaginale, sperimentata solo in poche centinaia di pazienti per di più senza colecistite acuta, non avrebbe ripercussione alcuna sulla funzione sessuale e sulla fertilità. Oltre alla scarsa esperienza su cui basarsi lo svantaggio è rappresentato dalla necessità di strumentazione speciale e dal fatto che potrebbe essere affrontata solo da pochi centri. Altre opzioni considerate dagli esperti nella revisione possono essere solo citate sommariamente ai non addetti: esse prevedono non l’ablazione ma una colecistotomia (la colecisti viene  punta e svuotata ma lasciata in situ). Esse sono la colecistotomia attraverso la cute, il drenaggio della colecisti per via orale o transparietale. La risoluzione della colecistite si registrerebbe nel 90% dei casi, ma nel 25% dei pazienti si hanno complicazioni e la tolleranza di questi ad un drenaggio che fuoriesce dalla cute o dalla bocca è a dir poco minima. Oltretutto, la colecisti dovrà poi essere rimossa in un secondo tempo. In conclusione, l’esperienza con queste tecniche che risultano realizzabili solo da pochi team chirurgici è dunque limitata. A prescindere dalla classica ablazione chirurgica laparoscopica o tradizionale, le proposte innovative che riguarderebbero solo colecistopatici a rischio operatorio lasciano un po’ perplessi, e non solo il lettore, in primis perché mal tollerate dal paziente già sofferente. In secondo luogo, i pazienti non in grado di sopportare una colecistectomia sono sicuramente un’esigua minoranza dato i grandi progressi dell’anestesia. Terzo, per quei pochi pazienti che ne avessero proprio bisogno i così pochi centri cui ricorrere è come se di fatto non esistessero.