“Linee guida” è un binomio che i lettori trovano citato spesso a proposito delle terapie prescritte ma non hanno ben chiaro cosa sono e anche per non pochi medici le idee sono in effetti un po’ vaghe. La questione si è riaccesa di recente a proposito delle responsabilità che si assumerebbero i medici che si discostassero dalle Linee Guida. Luigi Pagliaro (prof. Emerito, Università di Palermo) e Luca De Fiore (Network Italiano Cochrane), dopo aver sottolineato che normare la responsabilità del medico è un obiettivo giusto, ne trattano così bene su “Sanità24” (26/11) che vale la pena di riassumerne le considerazioni. Intanto, le raccomandazioni fornite dalle Linee Guida non derivano necessariamente da prove scaturite da studi clini controllati prospettici metodologicamente corretti. Inoltre, sono non di rado chiamate (specie in Italia) Linee Guida i suggerimenti che concludono delle “Consensus Conferences” le quali esprimono semplicemente il compromesso raggiunto da vari “esperti” nel campo specifico. Un tale consenso, oltre che frutto di opinioni e non di prove, potrebbe essere viziato da pareri individuali che nascondono un conflitto di interessi. In altre parole, dei ricercatori la pensano in un certo modo solo perché forzati dall’industria che in qualche sarà loro modo riconoscente. Da qualche anno è in verità obbligatorio per gli autori di una ricerca denunciare in modo trasparente un loro eventuale rapporto di interessi con un’azienda, ma mascherare questa sua esistenza non è impossibile. Le linee Guida prescindono in ogni modo dalla realtà che ”non esistono malattie, ma solo malati.” Questo concetto rimarca l’importanza delle caratteristiche individuali di ciascun paziente che sfuggono logicamente alle Linee Guida. La variabilità riguarda il substrato genetico del malato, la sua età, la concomitanza o meno di altra patologia. Questo problema è particolarmente rilevante nel paziente con più di 65 anni costretto spesso ad assumere più farmaci contemporaneamente. Per evitare tale politerapia così ricca di insidie bisognerebbe dare la precedenza ai farmaci più necessari e alla patologia più rilevante ma il medico, se non è aggiornato e “coraggioso”, esita ad assumersi la responsabilità di togliere medicine prescritte da altri specialisti. Infine, le Linee Guida possono essere più di una e non del tutto collimanti. Ciò renderà eventualmente più difficile stabilire se il dottore si è attenuto o meno alle raccomandazioni societarie. Sarebbe comunque essenziale favorire l’accessibilità dei medici sia di base che ospedalieri a fonti informative selezionate (dal Ministero?) per consentire loro di pesare in proprio l’attendibilità delle Linee Guida che vengono loro proposte. Da definire meglio, per ultimo, chi sarebbe preposto a controllare la condotta prescrittiva del medico.