La Direttiva Europea in vigore in molti Stati della UE e ora operativa anche in Italia  dal 25 nov 2015, è passata nella indifferenza (poco lodevole) di troppi cittadini che dovrebbero invece esserne interessati. Preoccupa però i medici ospedalieri cui si impone per legge 11 ore di riposo continuativo ogni 24 ore. La legge ha sollevato non poche perplessità ed è una “patata calda” anche per Direttori Generali, Assessorati e Ministero competenti. I fautori sottolineano che il medico stanco lavora male, è più distratto e meno efficiente e ciò complessivamente a danno dei pazienti e dello stesso stato d’animo del medico coscienzioso, consapevole di abbandonare il paziente abituato a ricevere una sua visita giornaliera. Chi mostra invece forti dubbi su tale normativa si allinea sostanzialmente sulla posizione del Prof. Remuzzi, immunologo, esperto di nefrotrapianti e coordinatore della ricerca clinica dell’Istituto Mario Negri. Remuzzi non si dice contrario alla opportunità che i colleghi stanchi si riposino, ma ritiene altrettanto sbagliato che “un medico debba essere obbligato a riposarsi prima ancora di essere stanco.” Questa imposizione la ritiene una “assurdità o anche una cosa ridicola dal punto di vista della fisiopatologia del sonno.” Insomma, non avrebbe senso riposarsi per legge ma solo quando è necessario, secondo esigenze individuali che inevitabilmente non possono che essere variabili e dipendenti pure dalla specificità delle funzioni che i medici svolgono nel reparto in cui lavorano. Remuzzi, nel corso di un intervista a Rossella Gemma (Doctor33 1/12 /2015), giustifica la propria contrarietà riportando che nel Regno Unito, dove la legge è in vigore già da 10 anni, i colleghi inglesi ritengono che sia stata la legge peggiore quanto a formazione del medico e a qualità dell’assistenza sanitaria, soprattutto in presenza di una evidente carenza di organici. Se infatti un medico “deve” riposare 11 ore e non c’è chi lo sostituisca, le conseguenze ricadranno  in primo luogo sui pazienti. Sembra ragionevole progettare una certa elasticità e che a deciderla non sia una norma di legge ma la discrezione dei dirigenti e dei singoli primari ospedalieri. In particolare certi settori medici sono maggiormente penalizzati se non si escogiterà una regolamentazione più flessibile. È evidente, ad esempio, che i colleghi specializzati nel trapianto di organi (rene, fegato, cuore, etc) devono essere disponibili “sempre”, anche durante il riposo previsto delle 11 ore. Insomma prestazioni di per sé emergenziali è impensabile che siano ostacolate da una normativa. L’attività del medico, come quella di altre categorie peculiari quali forze dell’ordine, vigili del fuoco, uomini radar, è un mestiere (lasciamo stare la teorica e deamicisiana “missione”) che non si può fare a giorni alterni.