Un trattamento non è mai esente al 100% da possibili effetti collaterali rari, e a chi ne é colpito interessa poco che siano rari o no e, anzi, si chiede: “Perche proprio a me?”. Stabilire la frequenza di eventi infrequenti non è mai facile pur ricorrendo a studi clinici controllati rigorosi. Infatti, per stabilire l’efficacia di un farmaco è sufficiente sperimentarlo in centinaia di soggetti, mentre per valutarne gli effetti collaterali ne sono necessarie migliaia, verifica possibile solo dopo la sua commercializzazione. Tale questione si complica ulteriormente quando un medicinale viene usato “off label” (vedi rubrica precedente del 1/3/16), perché in tal caso i controlli diventano inevitabilmente più problematici. Preambolo necessario questo per segnalare un recente articolo di anestesisti esperti sul New England Journal of Medicine riguardante effetti e pericoli dell’iniezione peridurale, ossia nel canale vertebrale a ridosso della meninge più esterna (dura madre) di cortisonici, per trattare i soggetti con mal di schiena. In pazienti  trattati con cortisonici per questa via la Food and Drug Administration ha registrato tra il  1997 e il  2014 “90 eventi gravi e talora fatali”, tra i quali “paraplegia, quadriplegia, e ictus”. Tale rischio è risultato dipendere dal livello dell’iniezione, dal tipo di  procedura e dagli steroidi di per sé (più rischiose le sospensioni di cortisonico rispetto alle soluzioni, a causa del maggior pericolo di emboli). Nel 2014 la FDA ha pertanto imposto nel foglietto illustrativo l’avvertimento che a seguito di iniezione peridurale di cortisonici sono possibili “rari ma gravi danni neurologici, alcuni fatali”. La FDA non approva pertanto l’uso peridurale “off label” di questi farmaci per il mal schiena, a prescindere da procedura, livello vertebrale e formulazione (sospensione, soluzione) dei preparati impiegati. Nonostante la rarità oggettiva delle complicazioni gravi, ben riconosciuta del resto dagli autori dell’articolo, essi insistono sull’importanza che i pazienti siano informati esplicitamente di questa eventualità. Tuttavia, in disaccordo con essi e con la stessa FDA, non mancano altri specialisti i quali, data la effettiva rarità di eventi avversi gravi, non riterrebbero opportuno rimarcare nel “bugiardino” la rischiosità dell’uso peridurale dei cortisonici (obiezione respinta per altro dalla FDA). Una conclusione equilibrata circa questa modalità di trattamento cortisonico per il mal di schiena sembra quella di evitare allarmismi esagerati, ma anche di attenersi opportunamente al manzoniano “adelante con juicio”. La maggiore attenzione nel selezionare pazienti più adatti alla iniezione dei cortisonici nel canale midollare potrebbe essere la chiave per ottimizzare l’efficacia e ridurre i rischi di questo loro uso “off label”.