“Repubblica” che ha opportunamente riportato giorni orsono la difficoltà di non pochi pazienti a reperire i medicinali consigliati, problema per altro già sollevato in questa rubrica due anni fa e ulteriormente peggiorato (disagio incontrato oggi da 2 milioni di pazienti). L’AIFA ha appena pubblicato in 97 pagine la lista dei 1238 medicinali possibilmente irreperibili per cause varie: sospensione/cessazione di produzione, problemi di distribuzione o legati alla normativa, scelta aziendale di mercati più redditizi. Oltre ad alcuni antitumorali, “classici”, centinaia sono i farmaci periodicamente o definitivamente irreperibili, tra i quali in realtà anche molti “farmaci fotocopia” di dubbia efficacia, la cui assenza non avrebbe conseguenze. Per ridurre il fenomeno dei farmaci “scomparsi” qualcuno ha proposto di non approvarne dei nuovi, più costosi ma non più efficaci e/o di imporre un prezzo minore, invitando le ditte farmaceutiche a risparmiare riducendo in primis la sponsorizzazione di convegni non finalizzati all’informazione scientifica (fenomeno ampio benché molto ridotto negli ultimi anni). La carenza di farmaci diventa comunque critica quando i medicinali sostitutivi mancano del tutto, ciò che si registra per 294 dei 1238 medicinali elencati dall’AIFA. Al contrario, prodotti che possono essere usati senza riserve in sostituzione di quelli introvabili, e con calo del costo sociosanitario, sono i farmaci “equivalenti” (ex “generici”), in quanto essi sono del tutto identici, salvo dettagli farmacologicamente e clinicamente irrilevanti, ai medicinali di marca. Purtroppo, come rileva il Direttore del “Mario Negri” Silvio Garattini in una intervista a marzo 2016, sui medicinali equivalenti c’è molta disinformazione (dolosa) per cui, specie in Italia, essi sono visti con un certo sospetto e non mancano pazienti convinti di una loro minore efficacia rispetto a i composti di marca. Esplicita al riguardo la rivista indipendente “Dialogo sui Farmaci” secondo la quale il consumo medio di equivalenti in Italia nel 2010 è stato del 29% contro la media in Europa del 50%, con picchi in Germania fino al 70%. È inoltre doveroso insistere a monte (concetto “lapalissiano” ma non troppo!) che i farmaci vanno assunti solo quando é necessario e non di rado necessari essi non sono. Lo ha fatto ben presente Osler, celebre medico anglo-canadese, il quale ha sottolineato argutamente che è forse il desiderio di prendere medicine la differenza più grande tra l’uomo e gli animali. Questa farmacodipendenza del “Homo sapiens”, in verità insufficientemente contrastata da non pochi medici, fa prevedere entro il 2018 un incremento della spesa globale per i medicinali rispetto al livello del 2013 di circa il 30%, per un totale di quasi 1.300 miliardi dollari (e senza aggiungere gli pseudo-medicinali!).