“Repetita iuvant” oltre che una convinzione antica è la certificazione di un errore che persevera. Premessa necessaria per ritornare sulla “Nuova Medicina Germanica” del medico Ryke Hamer, ripresa dai media ai primi d’aprile. Hamer era finito in cronaca già nel 1978 perché suo figlio era stato ucciso a fucilate da Vittorio Emanuele di Savoia (assolto poi con indubbia…magnanimità) nel corso di una lite all’isola di Cavallo, in Corsica. Pochi mesi dopo Hamer ammala di un cancro al testicolo ma si salva, grazie alla pronta orchiectomia. Gli balena così l’idea che il suo tumore sia attribuibile allo shock provato per il decesso di suo figlio e sviluppa la teoria che il cancro sia conseguenza di uno stress psicologico e che dunque col pensiero va combattuto e non con le cure oncologiche convenzionali. In altre parole, risolvendo il conflitto psichico di qualsiasi natura si potrà guarire il tumore che da tale conflitto è nato. Singolare ipotesi per uno sopravvissuto al cancro grazie ad un intervento chirurgico convenzionale e non certo al ripristino di un equilibrio psico-energetico minato dallo shock del figlio ammazzato. Ma la “intuizione” non si ferma qui: Hamer “rivela che gli ebrei sanno bene che la sua Nuova Medicina è vera, ma che complottano per non divulgare questa verità ai non ebrei, a tutto vantaggio della sopravvivenza del solo popolo eletto. La teoria di Hamer non è supportata da alcuna prova e non è condivisa da nessuna istituzione scientifica. Anzi, già nel 1986 un tribunale tedesco ha tolto ad Hamer la licenza di poter praticar la professione medica, divieto riconfermato nel 2003. Per aver continuato ad esercitare abusivamente la medicina in cliniche compiacenti, Hamer è stato condannato e incarcerato più volte sia in Francia che in Germania. Ma un po’ per colpa dei media (più avidi di scoop che aumentano vendite e ascolti che di preziosa informazione) e un po’ per colpa dei cittadini (spesso più attenti a programmi di imbonimento che a quelli di educazione sanitaria) Hamer continua in contumacia a curare  il cancro con il “suo” metodo e così fanno alcuni ineffabili seguaci in vari paesi. E arriviamo in Italia, dove in aprile 2016, scoppia il caso di una paziente di 53 anni, morta nel 2014 per melanoma, tumore maligno cutaneo guaribile se diagnosticato per tempo e curato, trattato invece dalla sua dottoressa con il metodo Hamer, cioè solo con consigli psicologici. Finalmente anche l’Ordine dei Medici prende provvedimenti, tanto più che la dottoressa aveva già subito in precedenza un procedimento giudiziario per aver trattato non con metodo Hamer questa volta, ma con un preparato omeopatico una bimba di 14 mesi morta a breve di meningite. Conseguenze? Nessuna: ci ha pensato la prescrizione. Reato oggi contestato: omicidio colposo. Ma è giusto ritenerlo solo colposo?