È ben nota l’importanza delle biopsie nella diagnostica in generale e, in particolare, in quella dei tumori. Le biopsie tecnicamente più semplici riguardano le lesioni esterne, come quelle della cute e dei linfonodi superficiali. Meno agevoli, ma ancora “facili”, le biopsie di lesioni mucose all’interno di cavità comunicabili con l’esterno (e quindi passibili di visualizzazione endoscopica come le cavità gastrointestinali, bronchiali e genito-urinarie). Non impossibili ma più complesse sono le biopsie di organi interni, come fegato, rene, cuore, Queste ultime si sono giovate dell’avvento delle tecniche di immagine (Ecografia, RM, TAC) che consentono prelievi non più alla cieca ma mirati ad una zona specifica.  Grazie alle biopsie così “guidate” è ora possibile prelevare frammenti di tessuto anche in organi alquanto difficili come il pancreas o il cervello. Con un pizzico (moderato) di orgoglio nazionale, mi si consenta di rammentare che la prima biopsia del fegato è stata ideata mediante aspirazione con ago apposito dall’italiano Giorgio Menghini, nota all’estero come “one second liver biopsy”, a sottolineare che l’asporto del frammento epatico richiedeva soltanto un secondo. Ogni biopsia è pur sempre un intervento mini-invasivo non del tutto scevro di qualche rischio intrinseco (anomalie strutturali non previste dell’organo, emocoagulazione difettosa) ed estrinseco (manualità/esperienza di chi la attua). Grande interesse, dunque, ha destato l’annuncio del Dr. David Wong al convegno 2016 della “American Association for the Advancement of Science”. Questo oncologo della Università di Los Angeles ha riferito di un rivoluzionario test non invasivo per la diagnostica tumorale etichettato come “biopsia liquida”. Ed infatti il test viene eseguito su poche gocce di saliva (o di sangue), risultando indolore per il paziente e prezioso per la rapidità con cui si ottengono le informazioni (in meno di 15 minuti) e per il basso costo (approssimativamente 20 euro). In concreto, la “biopsia liquida” permetterebbe di rilevare, se presenti, frammenti del DNA derivanti dal tumore, con un’affidabilità diagnostica del 100%. Inoltre, vantaggio certamente non marginale, l’esame può essere effettuato in tempo reale nell’ambulatorio del medico o in farmacia o persino a casa del paziente. Le prime esperienze riguardanti il cancro del polmone sono state così convincenti da far prevedere l’approvazione da parte della FDA statunitense e la diffusione del test anche in Inghilterra nel giro di qualche anno. Secondo Wong è probabile la biopsia liquida risulti utile anche in altri tumori, in primo luogo nel cancro del pancreas e, magari, che essa possa svelare più tipi di cancro contemporaneamente. Ma per chi scrive, prima di entusiasmarsi, è meglio per il momento camminare con i piedi di piombo.