La vita media aumenta e si fanno oggigiorno più esami di una volta (non di rado “inappropriati”): ambedue questi fattori giustificano il riscontro sempre più frequente nei referti di laboratorio, specie in ultracinquantenni, di una “gammapatia monoclonale” (GM). La scoperta è spesso casuale, quando si esegue l’elettroforesi delle proteine, il cui grafico mostra che una delle frazioni proteiche in area gamma (alla destra del grafico)dà luogo ad un picco paragonabile ad una tenda a stretta base di impianto. Tale picco esprime una abnorme produzione di immunoglobuline anticorpali da parte di un unico clone (=stirpe) di linfociti B/plasmacellule eguali tra loro presenti nel nostro midollo osseo. Nella maggioranza dei pazienti la causa rimane ignota e la situazione clinica e laboratoristica rimane invariata e si parla allora di GM “benigna” o “di incerto significato” (MGUS, nell’acronimo inglese). Negli anni si può tuttavia osservare lo sviluppo di una patologia importante quale in primo luogo plasmocitoma (o mieloma), leucemia plasmacellulare, morbo di Waldenström, linfoma, amiloidosi. Al momento del riscontro della GM, i soggetti sono dunque in gran parte asintomatici e oggettivamente sani, ciò che però non consente come appena detto di escludere al 100% che una delle malattie su menzionate si sviluppi anche a distanza di parecchi decenni. Tale evoluzione sfavorevole riguarderebbe il 17% dei casi a 10 anni e il 30% dopo 25 anni. In ogni modo, l’esclusione di una co-patologia già presente negli asintomatici con GM deve basarsi su una serie di esami che sarà più o meno approfondita a seconda del singolo paziente e dei suoi personali fattori di rischio (in primis età e familiarità onco-ematologica). Di base il medico si limiterà pertanto a richiedere analisi molto comuni come emocromo, VES, proteina C-reattiva, test di funzione epatica e renale, saggio delle immunoglobuline del siero, calcemia e proteine anomale nelle urine (ad es., quella cosiddetta di Bence Jones). Se esiste qualche sospetto anche vago potrebbe essere opportuna una biopsia midollare mediante ago-aspirato, una radiografia dello scheletro o una Risonanza Magnetica, il dosaggio nel sangue delle catene proteiche costituenti le immunoglobuline, distinte in leggere (Kappa e Lamda) e in pesanti (IgG, IgM, IgA,IgE e IgD). Per i soggetti con GM di incerto significato non é né prevista né necessaria una terapia. Tuttavia, la possibile latenza anche di decenni prima che nei soggetti con GM affiori una malattia specifica rende necessario un controllo periodico clinico e di laboratorio. Orientativamente, è sufficiente all’inizio un controllo ogni 6 mesi, intervallo che può allungarsi e diventare annuale o anche ogni due anni se il paziente rimane asintomatico e se la gammapatia monoclonale non mostra variazioni significative.