Più usato di “ano preternaturale” è oggi il termine “stomia” (dal greco stoma = bocca). Un’apertura tramite la quale un viscere addominale viene abboccato alla cute per cui si parlerà rispettivamente di colo-stomia, ileo-stomia o uretero-stomia. Quale che sia il nome, tuttavia, il terrore del “sacchetto” sulla pancia può persino prevalere per il paziente sulla preoccupazione della gravità della patologia che ha imposto la stomia ( ad es. il cancro del retto). Timore che si attenua se il chirurgo promette che dopo poche settimane la stomia sarà tolta. In effetti, a prescindere dalla prognosi, la stomia comporta molti problemi organizzativi e psico-affettivi (sessuali inclusi) che angosciano il candidato all’intervento. Lodevole è stata pertanto la analisi del team chirurgico di Tyler Ellis (N. Carolina University) dei database 1998-2010 del National Cancer Institute per valutare l’entità reale e gli esiti di una gestione “non chirurgica” di un cancro rettale. Questa opzione secondo certe fonti sarebbe in significativo aumento all’insegna del “niente operazione niente stomia”. E invece lo studio su 146.135 pazienti con cancro rettale ha rivelato che solo 5.741 hanno optato per la non-chirurgia a favore della chemio-radioterapia. In questo sottogruppo i ricercatori han cercato inoltre di definire se la preferenza per tale scelta fosse spiegabile con esiti terapeutici rivelatisi migliori nei senza stomia. Si sarebbe potuta ipotizzare una preferenza per la soluzione non chirurgica soprattutto da parte dei pazienti più ricchi, di razza bianca, con maggiore possibilità di ricorrere a centri oncologici di alta qualificazione. Al contrario, i dati rivelano che la non-chirurgia ha avuto più successo negli afroamericani di basso ceto, sprovvisti di assicurazione medica (un dramma negli Stati Uniti), obbligati pertanto a farsi curare in centri meno qualificati. Di fatto l’approccio non chirurgico non è stato certo scelto grazie a esiti più favorevoli. Ciò smorza gli entusiasmi frettolosi di chi vorrebbe evitare comunque la stomia. Oltretutto, la terapia non chirurgica può ipotizzarsi solo in pazienti con cancro rettale non metastatizzato sensibili alla chemio-radioterapia e questo prerequisito di per sé richiede una selezione a priori che non è proprio automatica. Solo se emergesse una sua pari efficacia, la soluzione non chirurgica per evitare la colostomia meriterebbe di essere considerata, ma non bastano le speranze o le esperienze individuali forzate da fattori economici. Per tale verifica sarebbero necessari studi controllati comparativi rigorosi, al momento inesistenti, gestiti da oncologi designati ad hoc, e basati sul consenso e sulla garanzia del paziente a sottoporsi ad uno stretto e prolungato monitoraggio clinico (fattore limitante non marginale per i non abbienti).