Da anni i rischi dell’attività sessuale nei post infartuati vengono a volte sopravvalutati e a volte sottostimati. Prima di segnalare la ricerca più recente al riguardo sono utili alcune precisazioni preliminari. Primo, l’attenzione è spesso” maschilista”, e riguarda poche volte le infartuate. Secondo, non si sottolinea a sufficienza che le indagini sulla sfera sessuale sono sempre complicate da reticenze pudiche e da false dichiarazioni. Terzo, le affermazioni aneddotiche durante le inchieste giornalistiche sono prive di valore. Quarto, si commette quasi costantemente l’errore trattando di sesso di non precisare “quanto”. Quinto, non si considera con la dovuta attenzione la fascia di età degli intervistati (e pure con la consapevolezza che tra gli anziani il sesso è non di rado più parlato che praticato). Di fatto, c’è la percezione che gli infartuati diventino sessualmente meno attivi rispetto ai non coronaropatici. Al contrario, nella ricerca recentissima del Dr. A. Steptoe (University College, Londra) condotta su 6.690 pazienti, l’impatto negativo delle coronaropatie sull’attività sessuale sarebbe assai limitato, suggerendo che gli infartuati possono riprendere, e con benefici psico-somatici, una vita sessuale al pari dei coetanei non coronaropatici. Infarto o no, la variabilità in campo sessuale è molto ampia, perché il sesso lo si fa in due e frequenza e modalità dei rapporti molto dipendono, oltre che dalle coronarie, dalla collaborazione attiva della partner. Tant’è che da anni i cardiologi, se interpellati ad hoc, non sconsigliavano la ripresa sessuale in famiglia ma non con…l’amante giovane. Molti medici glissano però spesso su questo aspetto a meno che non sia il paziente stesso a porre delle domande, ciò che incomprensibilmente desta sempre qualche imbarazzo sia nel paziente che nel medico. In ogni modo, l’età del medico che consiglierà l’infartuato e la sua personale predisposizione al sesso influenzerà la risposta, che sarà dunque fornita in base a pareri soggettivi e non “statistici”. Scarsa l’attenzione, poi, e soprattutto inadeguate raccomandazioni, per quanto attiene alla frequenza e alla tipologia dei rapporti sessuali. Questo problema del “quanto” è spesso incredibilmente trascurato anche in altri campi: Il vino fa bene o male? Ma quanto vino e quanto spesso? Questo vale per il sesso, ambito per il quale “quanto” è una variabile fortemente correlata con l’età e con il tipo di partner. Conviene comunque raccomandare agli infartuati che ne sentono l’esigenza una ripresa sessuale graduale e progressiva dopo l’evento acuto, ricordandosi della locuzione latina “In medio stat virtus”. Ma senza angoscia: nel 2013 su 6000 morti improvvise negli Stati Uniti solo lo 0,6% era registrabile durante il rapporto (tra l’altro extraconiugale e con partner esuberante).