Le cronache di questi giorni hanno dato rilievo (sempre troppo fugace) al decesso di due pazienti che hanno scelto di curarsi con terapie alternative, rifiutando la chemioterapia fortemente raccomandata dai medici. Uno è quello di Paola Bottaro, diciottenne leucemica che ha scelto la terapia di Hamer (Nuova Medicina Germanica) e l’altro quello di una trentaquattrenne con cancro del seno che alla chemioterapia ha preferito impacchi di ricotta e decotti di ortica. Un ineludibile quesito é se un cittadino sano di mente come Paola ha diritto di curarsi come crede, con rischio anche di morire, quando le terapie antileucemiche sono efficaci in più del 90% dei malati. Il rifiuto di Eleonora alla chemioterapia (cura non unica ma modulata a seconda del tipo di tumore) è stata rispettata rigorosamente dai suoi genitori nonostante le sollecitazione degli specialisti ematologi. Pure la seconda paziente con cancro del seno resisteva ai pressanti suggerimenti degli oncologi. Personalmente, benché con malinconico sgomento, ritengo che questa volontà prevista dalla legge vada rispettata, purché espressa da una persona in condizioni mentali perfette e purché le spese per cure non validate non siano a carico del Servizio Sanitario Nazionale. I lettori ricorderanno del resto il caso di alcuni diabetici che tempo fa hanno legittimamante rifiutato l’amputazione di un loro piede ormai in gangrena, pur consapevoli che ciò avrebbe determinato il decesso. Tale libera scelta, tuttavia, non è stata rispettata nel caso di Eluana Englaro, Luca Coscioni, Pieriorgio Welbi, Giovanni Nuvoli e Paolo Ravasin, motivo per cui altre volte abbiamo espresso in rubrica il nostro dissenso. Tornando alla giovane Bottaro, è impossibile non rimarcare come la sua scelta sia stata favorita dalla acritica convinzione che la cura formulata dal medico Ryke Hamer fosse più efficace della chemioterapia antileucemica. Ricordiamo che Hamer (finito in cronaca già nel 1978 perché suo figlio era stato ucciso a fucilate da Vittorio Emanuele di Savoia nel corso di una lite all’isola di Cavallo), dopo l’asportazione per cancro di un testicolo aveva sviluppato l’idea che ogni tumore è causato dallo stress. E dunque é col pensiero, e non con le cure oncologiche convenzionali, che andrebbero combattuti leucemie e tumori. Per i morti provocati dalle sue idee assolutamente inconsistenti il medico tedesco è stato radiato da anni dall’Ordine dei medici germanici e condannato in molti Paesi europei. Ma ciò non è bastato e il 6 maggio di quest’anno abbiamo già dovuto ricordare in rubrica un’altra vittima di Hamer, una paziente di 53 anni, morta per melanoma, tumore maligno cutaneo guaribile se diagnosticato e curato per tempo, e trattato invece solo con consigli psicologici. La sua dottoressa innamorata di tutte le cure alternative aveva già subito in precedenza un procedimento giudiziario per aver curato, questa volta non con il metodo Hamer ma con un preparato omeopatico, una bimba di 14 mesi morta a breve di meningite. Le adesioni a medicine non validate specie per patologie gravi, sono in misura non marginale dovute alla pseudo-informazione dilagante in tema di medicina, salute e cure da parte di molti giornali e TV che non possono chiamarsi fuori da precise responsabilità. La pseudoscienza nei media è infatti molto più gettonata della informazione scientifica che è sostanzialmente confinata in riviste di settore, mente le medicine non convenzionali (ma cosa significa?) scorazzano indisturbate in giornali e TV. Ultima doverosa riflessione: il malato in possesso di normali facoltà mentali che si lascia irretire da cure irrazionali e non documentate è un fatto grave, ma almeno l’interessato danneggia solo se stesso. Chi invece, colpevolmente poco informato non si vaccina e rema contro le vaccinazioni tout court danneggia, oltre che sé stesso, la comunità. Tutto sommato la resistenza anti-vaccinale è dunque più pericolosa delle scelte individuali irrazionali di cui sopra. Le istituzioni (ministero, università e ordini professionali inclusi) glissano su questi aspetti o quanto meno non si oppongono con forza alla pseudoscienza mettendo in campo iniziative informative non una tantum ma insistenti e periodiche a tutela della popolazione. Dopo questi ultimi decessi dovuti a sostituzione di cure efficaci con cure alternative anche l’Ordine dei Medici si è finalmente mosso ipotizzando sanzioni (per reato di omicidio colposo) per il terapeuta responsabile che per altro sono ancora largamente sulla carta.