Il testosterone è prodotto nell’uomo dalle cellule testicolari di Leydig (ma in minima parte anche dalla corteccia surrenale). Oltre che dello sviluppo degli organi sessuali primari e secondari, libido inclusa, il testosterone è responsabile di numerosi effetti vantaggiosi sullo sviluppo dell’organismo. Per tale motivo è stata da tempo ipotizzata l’utilità di una cura con questo ormone dei maschi con più di 65 anni, nei quali il livello ematico è la metà di quello rilevabile a 40 anni (età dalla quale inizia un calo del 2% all’anno). Nel 2003 l’Institute of Medicine USA lamentava tuttavia la carenza di studi controllati ad hoc, auspicandone la realizzazione, ma solo nel 2016 è stato riportato dal NEJM uno studio in doppio cieco contro placebo su 790 soggetti con più di 65 anni e bassi valori ematici di testosterone. Lo studio durato un anno ha verificato l’efficacia dell’ormone su parametri “principali” riguardanti il deficit sessuale, la prestanza fisica, e la vitalità complessiva (e parametri secondari quali la funzione cognitiva, l’anemia, la densità ossea e l’efficienza cardiovascolare). Lo studio ha evidenziato un beneficio clinico vago e deludente specie se rapportato alle polivalenti azioni potenziali del testosterone, per cui un trattamento a lungo termine con questo ormone nei soggetti con più di 65 anni asintomatici non sembra giustificato. Per quanto attiene specificamente alla sessualità i benefìci terapeutici (libido e potenza) si dimostrano ancor più modesti del previsto, con tendenza a scemare velocemente. Circa l’insufficienza erettile, in particolare, il testosterone è risultato meno efficace degli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (sildenafil, tadalafil, vardanafil, analafil). Lievi e fugaci in media sono pure i vantaggi della cura testosteronica per quanto concerne le attività fisiche in genere e l’effetto antidepressivo. Inoltre, tali benefìci risultano dello stesso grado negli anziani testosterone-trattati e in quelli curati con semplice placebo. Ciò non toglie naturalmente che singoli anziani possano trarre dal testosterone effetti clinici positivi più consistenti, ma purtroppo è impossibile identificarli a priori e, in ogni modo, l’efficacia in questi non risulta correlata con il livello ematico raggiunto con la somministrazione dell’ormone. Poco conclusivo è lo studio pubblicato dal NEJM anche relativamente agli effetti collaterali di una cura testosteronica prolungata nell’anziano, specie per quanto attiene a prostata, apparato cardiovascolare e effetto pro-tumorale. Uleriore limite è la selezione dei pazienti”: 90% bianchi, in maggioranza obesi e ipertesi, 30% diabetici e 20% affetti da apnea “da sonno”. Questo pone inevitabilmente il quesito se le conclusioni raggiunte possano comunque applicarsi a soggetti diversi per età, etnia e profilo clinico.