A richiesta di molti pazienti e lettori mi soffermo oggi sull’intolleranza al lattosio (L) contenuto nel latte e nei suoi derivati. Il L è un disaccaride non assorbibile come tale. Quando il L giunge nell’intestino tenue l’enzima lattasi, presente alla superficie della mucosa, lo scinde in galattosio e glucosio, zuccheri che invece sono facilmente assorbiti. In caso di deficit di lattasi, il L non scisso raggiunge il colon dove sarà “fermentato” dai batteri in esso presenti, causando (per effetto osmotico) i sintomi espressione di intolleranza (mal di pancia, gonfiore, diarrea) che non va confusa con l’allergia alla caseina, proteina del latte (evento ben più raro). L’intolleranza, frequente in Oriente, nella popolazione europea ha un incidenza variabile: 5% nel Nordeuropa, 30% nell’Europa centrale, 50% nel Norditalia e 70% nel Meridione. Fisiologicamente la lattasi comincia a diminuire dai due anni di età, ma prima dell’età scolare è raro che ciò provochi i disturbi di cui sopra. Va inoltre ribadito che “non tutti” i soggetti ipolattasici sviluppano sintomi e che questi in alcuni soggetti possono attenuarsi o scomparire semplicemente riducendo la quantità di latte o latticini, anche senza abolirli del tutto. Altri alattasici, tuttavia, soffrono molto anche per piccole quantità di lattosio introdotto. Il deficit di lattasi può essere diagnosticato dando al soggetto per bocca una quantità di lattosio e saggiando la glicemia ogni mezz’ora per qualche ora: se non c’è deficit la curva glicemica sarà simile a quella ottenuta con un carico orale di glucosio (una conferma dell’avvenuta digestione del lattosio nel tenue). Attualmente si preferisce il test del respiro (Breath test) che prevede il dosaggio nell’aria espirata dell’idrogeno sviluppatosi dalla scissione del lattosio assunto. Se c’é deficit di lattasi, durante ambedue questi test il soggetto accuserà pure i sintomi di cui sopra. È oggi possibile con un test genetico (presenza di una variante nel gene che esprime la lattasi) confermare la natura genetica dell’intolleranza. Diversamente dal test del respiro, il test genetico è esente da risultati falsi+ e falsi-. Un’intolleranza al L non geneticamente indotta può associarsi ad alcune malattie gastrointestinali quali enterocoliti, morbo di Crohn e celiachia. È buona norma che l’intollerante eviti latte e latticini, verificando però se è sufficiente solo ridurli senza eliminarli del tutto. Yogurt e formaggi stagionati sono comunque tollerati meglio. Esistono in commercio sia latte senza lattosio sia compresse di lattasi da usare prima dell’assunzione. Oltre che nel latte, però, il lattosio si trova “nascosto”, anche se in modica quantità, in molti alimenti (pane, cereali, biscotti, cioccolata e persino salumi!) ed è bene che ciascuno verifichi se e in quale quantità li tollera.