La Regione Emilia Romagna (RER) targata PD ha da poco stabilito che i bambini non vaccinati per polio, difterite, epatite B e tetano non possono frequentare l’asilo. I 5 Stelle hanno votato “No” (astenuti gli altri), il che ha sollevato al solito “polemiche di schieramento”. In verità, i 5 Stelle si sono espressi non contro quelle vaccinazioni, ma contro la loro obbligatorietà. La loro posizione, di per sé rispettabile è che meglio sarebbe una informazione efficace per convincere più che costringere i genitori a vaccinare i bambini. Contro l’obbligatorietà delle vaccinazioni, ben prima dei 5 Stelle, si è schierata sin dal 2008 la Regione Veneto. Altrettanto rispettabile, d’altronde, è che la RER nel 2016 denunci preoccupata che la percentuale dei vaccinati é in calo progressivo negli ultimi anni, scendendo ben al di sotto del 90% (soglia d’efficacia), e ciò grazie al prevalere di bufale antiscientifiche sulla informazione istituzionale. Questo legittima per la RER l’obbligo di sottoporre i bambini da avviare all’asilo oltre che al vaccino trivalente contro morbillo, parotite, rosolia, anche a quelli per le patologie sopra indicate. L’obbligatorietà limita sì la libertà di scelta, ma è una norma generale adottata internazionalmente anche in altri campi: ne sono esempi la “quarantena” praticata in caso di sospetto di epidemia scoppiata a bordo di una nave o il pesantissimo isolamento coercitivo di un paziente che risulti affetto da tubercolosi ultrarefrattaria alle terapie, considerato pericoloso per la comunità e trattato al pari di un terrorista. È evidentemente auspicabile che il problema “vaccinazioni” sia affrontato seriamente senza forzature politiche (non di rado elettoralistiche), perché il pericolo “contagio”, in particolare ma non solo tra i bambini, dovrebbe essere una preoccupazione di tutti, a prescindere dalla collocazione politica. Sembrano ragionevoli al riguardo alcune riflessioni di carattere generale. La libera scelta, idealmente preferibile, si scontra però in pratica con la difficoltà e con la lentezza di un’informazione adeguata che di fatto risulta molto bassa nella cittadinanza, con inoltre vistose differenze tra regioni del Nord e del Sud. L’obbligatorietà di una vaccinazione per malattie contagiose molto importanti sembra dunque auspicabile e tale da annullare in gran parte le differenze regionali. Circa il dilemma vaccinazione obbligatoria o vaccinazione consapevole, da molti esperti e già anni fa si è proposta una soluzione conciliativa: rendere obbligatorie le vaccinazioni per le malattie a contagio interumano e lasciare facoltative quelle a trasmissione non interumana, come ad esempio il tetano. Questo compromesso sembra a chi scrive condivisibile e ricco di buon senso, ricordando che i non vaccinati danneggiano non solo loro ma anche gli altri.