Il comune sentire è che in un Paese che si rispetti la salute dovrebbe essere tutelata nello stesso modo e negli stessi tempi, indipendentemente dalle latitudini. E invece l’Italia è un incredibile esempio di dis-omogeneità. Come se lo Stato dicesse: “Voi cittadini siete tutti uguali di fronte ai doveri, e cioè quando si tratta di pagare le tasse, di votare, o (per fortuna…decenni fa) di andare al fronte, ma non pensate che questo vi dia il diritto di una assistenza sanitaria adeguata e omogenea. Insomma, fatte salve naturalmente le differenze inevitabili correlate con la distanza tra ospedale e abitazione dell’assistito, non ci dovrebbero essere differenze significative qualitative e quantitative tra Milano e Palermo, o tra Bolzano e Cosenza. Così purtroppo non è, e ad acuire un’evidente diseguaglianza geografica pesa pure il fatto che per una buona sanità servono tanti soldi. Purtroppo, pare che l’Italia spenda molto meno denaro pubblico rispetto ad altri Stati della UE. Se sono vere le cifre fornite da ADNKronos Salute, ricavate dal Rapporto Sanità e Cura dell’Università di Tor Vergata (14 dicembre 2016), il nostro Paese è infatti il fanalino di coda con una spesa inferiore del 32% rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale. In rapporto al PIL, il nostro 9,4% va poi confrontato con il 19,4% europeo. Una certa crescita in realtà c’è, ma nell’ultimo decennio risulta in media solo del 1% all’anno contro il 3,8% registrato nel resto dell’Europa occidentale. Questa insufficienza di fondi per la sanità probabilmente accentua ulteriormente le differenze regionali italiane. Clamoroso il confronto tra Bolzano, la provincia in cui per la sanità si spende di più, e la Calabria, con un divario procapite per la spesa pubblica che nel 2015 ha raggiunto il 40%. Quanto alla spesa privata, la crescita in Italia (2,1% all’anno) darebbe solo di poco inferiore a quella media europea (2,3%), ma pari a più del doppio di quella pubblica. Per ADNKronos Salute ciò significherebbe che il Servizio Sanitario spende sempre meno e che gli italiani per curarsi ricorrono sempre più spesso alle risorse personali. Anche in questo caso le differenze regionali in Italia sono eclatanti: spesa privata procapite su quella totale è del 30,5% in Valle d’Aosta e del 16% in Sardegna, quasi la metà. Solo per la prevenzione l’Italia spenderebbe una quota maggiore rispetto agli altri Paesi europei. Queste cifre fredde, inoltre, rispecchiano poco la “qualità” dell’assistenza erogata. Si spiega così la notevole percentuale di pazienti meridionali che salgono al Nord, pur potendo disporre vicino a casa di prestazioni analoghe almeno sulla carta. Non è una fotografia moralmente entusiasmante, e mi auguro che ciò risulti inaccettabile anche per coloro che lecitamente credono nell’opportunità di un federalismo spinto.