“Stimanza” è il termine usato dalla gente calabra per indicare il dono che, specie sotto le feste, viene fatto in segno di rispetto e gratitudine alle persone influenti del paese (il medico, in primo luogo, l’avvocato e il prete). La stimanza è per lo più costituita da cibi e prelibatezze tipiche della zona, dai fichi alle soppressate, dal caciocavallo alle cuzzupe. L. De Fiore, editore di un’importante Editrice, ricorda nella rivista “Ricerca e Pratica” che la stimanza dei paesani nei confronti del dottore era un omaggio che aiutava i pazienti “a far entrare nelle case del medico i vissuti e le sofferenze di persone altrimenti ignorate.” Parlare di stimanza è in realtà servito a De Fiore per accennare al problema degli omaggi “alla buona” fatti ai medici dai pazienti per ottenere un trattamento speciale, un’attesa meno lunga per una visita, una visita a domicilio. Ben più discutibili sono invece gli omaggi di ingente valore fatti al medico non da pazienti riconoscenti o in cerca di un percorso agevolato, ma dalle aziende produttrici di medicinali. Questi omaggi aziendali, decenni fa assai più consistenti specie ma non solo per gli opinion leader (viaggi, oggetti di valore, orologi, TV, riunioni conviviali) erano infatti finalizzati a forzare la prescrizione dei preparati della ditta omaggiante e a sfavorire quella di farmaci competitor o generici. Da anni si parla della necessità di una normativa trasparente (non ancora definita) la quale preveda che il medico, prima di poterlo accettare, debba considerare il valore dell’omaggio che sta per ricevere. Una matita, un notes, o oggetti simili non sollevano certo questioni etiche, ma se il costo corrisponde a centinaia di euro il dono dovrebbe essere restituito. Negli USA, ad es., il valore dell’omaggio “spicciolo” non deve superare i 20 dollari (ma gli escamotage non mancano). Gli omaggi, dunque, non sono tutti uguali e L. De Fiore rileva come almeno a partire dalla pubblicazione del “Saggio sul dono” di Marcel Mauss (1924) “l’atto di scambiarsi dei doni è alla base delle relazioni umane specie se caratterizzato da reciprocità”: nello specifico, il medico grazie al SSN regala la salute, il paziente lo ricompensa con un atto materiale di riconoscenza. Questo tipo di dono riconoscente può favorire un buon rapporto medico-paziente e nel contrastarne l’uso, per De Fiore, si rischia di “trasformare uno dei pochi atti di umanità possibili… in qualcosa da sanzionare.” Per l’Editore, dunque, l’omaggio dei pazienti finalizzato a esprimere riconoscenza e non a corrompere non è biasimevole, cosa ben diversa dalla “sponsorizzazione” di un’azienda che portasse dei medici a vedere qualche partita del Real Madrid, o ad assistere a una corrida, eventi travestiti da congressi. Ciò realmente è successo in passato e per fortuna oggi sarebbe impossibile.