Davide Vannoni, digiuno di medicina e di biologia (sic!), è stato l’ideatore del “metodo Stamina”. Dopo anni di contenzioso è stato finalmente condannato nel 2015 (con i collaboratori) per abuso di professione medica, associazione per delinquere, truffa, diffamazione, sostituzione di persona, commercio di farmaci diversi dal dichiarato. Avendo patteggiato, egli non è stato neppure tenuto a risarcire i malati danneggiati anche economicamente dalla “sua” terapia. Non potendo più praticarla in Italia (salvo ri-condanna) il Vannoni ha pensato di trasferire nel 2016 la sua attività in Georgia. Questa brutta storia non toglie validità all’idea di sfruttare le cellule staminali totipotenti (capaci di evolvere potenzialmente in qualsiasi tessuto) per guarire malattie degenerative gravi, genetiche o no. L’indirizzo di per sé è infatti razionale e ricco di prospettive. George Dalley, oncoematologo pediatra di Boston, rifà il punto della situazione a marzo del 2017, rimarcando fatti e concetti che, nella loro essenzialità, sono accessibili anche ai non addetti ai lavori. Intanto egli rivela che il Century Cure Act del 2016 prevede un iter facilitato per Terapia Rigenerativa Avanzata, meno rigoroso di quello che si pretende per qualsiasi altro farmaco. Questa “facility” che ha incontrato sia il favore di chi vende cellule staminali, sia il comprensibile interesse di pazienti affetti da patologia intrattabile (neuro-cerebropatie, diabete, Alzheimer) ha però dei rischi. Il Dr. Dalley chiarisce infatti che ad oggi il trattamento con cellule staminali rimane ancora sperimentale e non provato nell’uomo, salvo eccezioni rappresentate in primis da malattie ematologiche (leucemie, mielomi). Inoltre, i rischi che si corrono usando cellule staminali “autologhe” (ottenute dallo stesso ricevente che non solleciterebbero una reazione immunitaria) o “eterologhe” (ricavate da un soggetto diverso con pericolo di rigetto) sono differenti. Pure per le autologhe, tuttavia, le segnalazioni aleatorie di casi singoli prevalgono di gran lunga sugli studi clinici finalizzati a documentarne l’efficacia. Le cure con staminali che rispondessero ai requisiti della “evidence based medicine”, ossia della medicina basata sulle prove, sono naturalmente auspicabili e promettenti. Al contrario, secondo Dalley, va tuttora bandito l’uso delle staminali sollecitato dalla comprensibile speranza di pazienti e familiari o da medici (e peggio da non-medici!) ignoranti della complessa potenzialità e dei rischi delle staminali, o peggio ancora da “ciarlatani spacciatori di intrugli miracolosi“. Gravi le possibili conseguenze come, ad esempio, cecità o peggioramento della vista, registrate, in 3 anziane affette da degenerazione maculare e trattate con staminali. Il principio del “primum non nocere” resta in medicina un confine invalicabile.