Le mode orientate dal marketing non risparmiano la medicina. Un certo successo l’ha guadagnato di recente l’uso del riso rosso fermentato (RRF) in soggetti affetti da alti livelli di colesterolemia. Si è indotta in qualche modo la popolazione a credere che il riso rosso sia più sicuro, ossia più esente dagli effetti collaterali delle statine. Su queste ultime esiste in realtà una letteratura (anche attendibile) piuttosto contraddittoria. Ad esempio, nel 2013, a conclusioni conflittuali erano giunte la Cochrane Review e il British Medical Journal. La prima (“innocentista”) ipotizzava un impiego di statine persino nei soggetti a basso rischio, mentre la seconda (“colpevolista”) denunciava effetti collaterali e i difetti metodologici della Cochrane review (in primis, studi tutti sponsorizzati dai produttori di statine). Nel 2016, la rivista Lancet pubblicava i risultati di una ampia revisione degli effetti collaterali affiorati in 300 studi, dal 1990 in poi, relativi a 260 mila soggetti in cura con statine. In pazienti in cura da 5 anni tali effetti risultavano non frequenti: rabdomiolisi (degenerazione del muscolo scheletrico) 5 casi, diabete mellito 100 casi, ictus 10 casi, miopatia autoimmune (7 casi). La commercializzazione del RRF e la sua vantata maggiore sicurezza ha indotto nel febbraio 2017 l’Istituto Superiore di Sanità a fare il punto su questo aspetto. I Dr. F. Menniti Ippolito e R. Da Cas ambedue dell’ISS, segnalano intanto che il RRF contiene la “monacolina K” la cui struttrura è identica a quella di una statina (lovastatina). Gli autori si rifanno poi all’articolo pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology che riguarda il profilo di rischio in cittadini italiani assumenti integratori contenenti RRF, desunto da segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse. Va ricordato che le segnalazioni spontanee sono solo uno dei modi per valutare gli effetti collaterali di una cura ed è quello che porta generalmente a cifre sottostimate. Dal 2002 a settembre 2015, su un totale di 1261 segnalazioni, gli effetti collaterali riportati da soggetti in cura con integratori a base di RRF erano 55. In dettaglio, le reazioni avverse lamentate consistevano in: dolori muscolari e aumento dell’enzima creatinfosfochinasi 19, disturbi gastrointestinali 12, danno epatico (transaminasi elevate) 10, reazioni cutanee 9, altro 4, rabdomiolisi 1. L’età media mal tolleranti il RRF (per il 70 % donne) era di 64 anni e in 13 casi la reazione avversa comportava il ricovero. Il rapporto causale era giudicato “certo” in 1 caso, “probabile” in 31 casi, “possibile” in 18, “improbabile” in 3 e “non valutabile” in 2 casi. In conclusione, il profilo di rischio del RRF è modesto ma non dissimile da quello delle statine e anche il RRF (come qualsiasi farmaco!) va assunto solo quando occorre.