Sei Società Nazionali di nutrizione clinica, dietoterapia e diabete hanno opportunamente rivisto nel 2016 il problema delle allergie alimentari (AA) e delle intolleranze. Dato lo spazio della rubrica ne tratterò separatamente. Le AA, diversamente dalle intolleranze e dalle reazioni a contaminanti tossici, sono dovute a una risposta immunitaria abnorme dell’organismo ad uno specifico cibo. Esse si ripresentano ogni volta che l’alimento viene riassunto. Le reazioni “immediate” (minuti) sono caratterizzate da un aumento nel siero delle immunoglobuline anticorpali IgE , mentre le “ritardate” (ore), (ad es. la celiachia) sono correlate non con le IgE, ma con le cellule cosiddette immuno-competenti, in primis i linfociti. Esistono pure forme miste (e tra queste va forse situata la esofago-gastroenterite eosinofila). Le IgE si legano a recettori posti sulla superficie di cellule presenti in molti distretti ricche di granuli contenenti (principalmente) istamina che, rilasciata dopo la degranulazione, induce vasodilatazione delle arteriole, abnorme permeabilità dei capillari e spasmo bronchiale. I sintomi di AA possono pertanto riguardare più distretti (asma, variazioni pressorie, disturbi intestinali, orticaria, prurito). Basta talora l’odore del cibo o un contatto cutaneo per scatenarli. La AA più pericolosa (rischio raro di “shock anafilattico”) è comunque quella IgE-mediata. La prevalenza di AA riportata nel documento societario è del 5% per l’età pediatrica (meno di 3 anni) e un 4% per quella adulta, ma in letteratura sono riportate frequenze anche molto diverse. Va pure detto che la prevalenza è spesso sovrastimata (fino al 20%), perché molti soggetti si ritengono immotivatamente allergici in base a informazioni poco attendibili (autovalutazione, credenze, ambiguità della rete), o a causa di test che le 6 società di cui sopra ritengono privi di attendibilità scientifica (test citotossici, saggio delle Ig4, kinesioterapia applicata, VEGA, biorisonanza, iridologia, analisi del capello, pulse test, strenght test, riflesso cardioauricolare). In ogni modo, anche i test diagnostici più accettati non sono entusiasmanti per sensibilità (che equivale a test+ in caso di reale allergia) e/o soprattutto per specificità (test- nei non allergici) ed è pertanto fondamentale considerarli nel contesto clinico globale. Tra questi: test di provocazione orale (valido se in doppio cieco!), Prick e Prick by Prick test, Prist test (IgE totali), RAST test (Ig specifiche). Ci sono pure test molecolari non ancora entrati nella routine di laboratorio. Importante ma di attuazione non agevole, é il “test di eliminazione e riesposizione”, il che significa sospendere un alimento alla volta per 2-4 settimane o più (“dechallenge”) e poi riassumerlo (“rechallenge”) confrontando i sintomi tra fase “senza” e fase “con”.