Il paziente A.B. mi ha pregato di dargli qualche dettaglio sulla “stomia” (alias ano preternaturale), essendo sua moglie candidata ad una colectomia. Stomia in greco significa bocca e in gastroenterologia indica una connessione tra un viscere cavo del basso tratto digestivo con la cute. A prescindere dalla gastro-stomia e la digiuno-stomia, che il più delle volte servono ad assicurare un’alimentazione non attuabile per via naturale, la connessione cutanea si realizza con l’ileo o con i vari settori del colon (cieco, colon ascendente, trasverso, discendente e sigma). L’unica stomia impossibile è quella tra retto e cute. Lo scopo primario delle enterostomie è quello di ovviare ad un tumore ostruente e inoperabile del colon e in tal caso sarà effettuata al di sopra dell’ostruzione. Altra indicazione è quella di “proteggere” la parte dell’ intestino al di sotto della stomia per consentire a tale segmento di guarire più prontamente (ad es. in caso di colectomia parziale necessaria per una colite ulcerosa, un Morbo di Crohn, una grave diverticolite). In tal caso, la stomia può essere transitoria e presto il chirurgo ripristinerà la normale canalizzazione (procedura piuttosto semplice). Qualsiasi stomia è priva di sfintere, per cui il paziente non può controllare l’evacuazione e le feci fuoriescono senza poter essere trattenute. Questo aspetto è cruciale per cui il soggetto va informato a priori di questa inevitabile conseguenza e deve dichiarare di accettarla, meglio se con la condivisione dei familiari che successivamente dovranno assisterlo. Sarebbe infatti inaccettabile che al risveglio dopo l’intervento il paziente avesse la sorpresa del “sacchetto” sulla pancia. La sacca inizialmente sarà svuotata e sostituta dopo 1-2 giorni dal personale sanitario, il cui compito prezioso sarà anche quello di insegnare al malato e ai suoi familiari, o a eventuali badanti, qual è la manovra più appropriata per svuotare il sacchetto e detergere la stomia, operazioni non complicate di per sé, che però devono essere acquisite per assicurare un’assistenza domiciliare adeguata. Naturalmente, anche i pazienti che hanno accettato a priori l’applicazione di una enterostomia, nell’immediato post-operatorio soffrono psicologicamente di essere portatori di un ano preternaturale, di non riuscire ad essere autosufficienti, e di creare disagio a chi li aiuta o all’eventuale partner con cui condivide il letto. In base alla mia esperienza posso però assicurare il signor A.B. che se l’intervento risulta risolutivo e fa scomparire i disturbi pesanti del pre-operatorio, il disagio si attenua ben presto di fronte al ritrovato benessere e alle prospettive di vita. Il problema é maggiore per lo stomizzato che vive solo e che una o più badanti non se le può permettere. Fortunatamente non è il caso di sua moglie.