Non proprio sotto silenzio, ma certamente evidenziata e ricordata dai media meno di quanto non si meriterebbe è la ricerca pubblicata un anno fa (maggio 2016) su un numero di JAMA da ricercatori del National Cancer Institute. Essi hanno analizzato quasi 1 milione e mezzo di persone di età compresa tra 19 e 98 anni, residenti sia negli USA che in Europa. I soggetti studiati sono stati seguiti per una media di 11 anni ed erano “arruolati” con l’impegno di annotare la quantità di movimento fisico effettuato nel tempo libero. Il tipo di attività riguardava prevalentemente il camminare, il correre e il nuoto. In accordo con le linee guida previste dall’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardanti l’attività fisica emanate per il periodo 2016-2020 erano considerate come riferimento un’ attività di circa 150 minuti a settimana o 50 minuti tre volte alla settimana. Nel periodo scrutinato, 187 mila soggetti sono risultati affetti da tumore, ma il numero di quelli che avevano fatto l’attività fisica concordata era complessivamente più basso del 7%, una differenza apparentemente non clamorosa. Tuttavia, se si scende in dettaglio, il calo del rischio tumorale nelle persone fisicamente più attive è molto più evidente, confermando rilevazioni precedenti già note. Il rischio di cancro del seno, ad esempio, mostra di ridursi del 10%, quello del colon del 16% e quello dell’endometrio (mucosa di rivestimento dell’utero) del 21%. Riduzioni anche più rilevanti di rischio tumorale si registrano per il carcinoma dell’ esofago (42%), del passaggio esofago-stomaco (cardias, 22%), del fegato (27%), del rene (23%) e della leucemia mieloide (20%). La riduzione del rischio è meno significativa per quanto riguarda il mieloma (17%), il tumore della testa e del collo (15%), del retto (13%) e della vescica (13%). Anche il rischio di cancro polmonare è risultato diminuito, ma solo se i soggetti erano o erano stati fumatori. Stranamente, dall’inchiesta solo il rischio di cancro prostatico mostrava di aumentare del 5%. In medicina i fenomeni sono spesso multifattoriali, dovuti cioè a cause multiple, ma si può comunque escludere che le associazioni di cui sopra dipendano dalla riduzione della “massa grassa” e si debbano invece ascrivere a meccanismi che prescindono dal calo ponderale (diversa increzione di ormoni? Modifiche metaboliche?). Quale che sia la spiegazione, e a conferma di dati precedenti già indicativi in tal senso, può ritenersi che l’attività fisica moderata abbatte il rischio tumorale in percentuali non trascurabili, specie per il cancro di alcuni organi (esofago, fegato, rene). Difficile capire come tali dati non vengano ricordati periodicamente dai media, mentre notizie fuorvianti sulla salute (vedi l’autismo attribuito vergognosamente al vaccino MPR) riaffiorano ancora spesso in giornali e TV.