I farmaci vanno assunti quando occorre, alla minima dose efficace e nel minor numero possibile. La questione riguarda in primis coloro, di solito anziani, nei quali le magagne sono spesso più di una, ciò che favorisce l’assunzione di un medicinale per ogni disturbo. Giorni fa ho visitato un ultrasettantacinquenne cui erano stati prescritti 14 farmaci per un totale di 20 assunzioni giornaliere. Già con l’aiuto di un coniuge, o l’assistenza di una badante, l’ingestione regolare di tanti medicamenti risultava alquanto problematica. Un primo banale, ineluttabile (e non di rado il meno importante!), dilemma nei politrattati è: “Prima o dopo i pasti? È facile infatti immaginare la confusione per una persona che vive sola e/o la cui lucidità non sia al meglio. Ben più importante del “prima o dopo i pasti”, ma troppo poco all’attenzione, è invece la possibile interazione tra i farmaci, specie quando sono numerosi e assunti cronicamente. “Interazione” vuol dire che l’effetto di un farmaco può contrastare, annullare o esaltare l’effetto di un altro e tale influenza reciproca può avere delle conseguenze cliniche. Il pericolo dell’interazione non è generalmente percepito dal politrattato e i pazienti si lamentano più del numero delle medicine che di tale rischio, sul quale invece dovrebbero essere informati. Solo nel “bugiardino” il pericolo dell’interazione e degli effetti collaterali viene asetticamente segnalato (in corpo piccolo!). La Società Italiana di Farmacologia in marzo 2017 ha citato un esempio in un documento riguardante il “Sanguinamento gastrointestinale dovuto a interazione poco nota. Una donna di 73 anni si era rivolta al curante per la comparsa di feci picee (melena), sempre espressione di una emorragia del tratto digestivo alto. La paziente risultava anemica da carenza di ferro che veniva attribuita a micro-ulcerette superficiali dello stomaco, provocate a loro volta dall’assunzione orale per 15 gg di un comune anti-infiammatorio. Non era però la sola assunzione di questo farmaco ad aver provocato l’emorragia, ma la interazione con il concomitante uso di uno degli “SSRI” (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), agente non di rado prescritto agli anziani, per curarne la depressione o abbassarne la soglia del dolore o per migliorarne genericamente l’umore. Rischio associativo per altro non nuovo dato che già una meta-analisi del 2015 aveva dimostrato che l’uso di SSRI aumenta del 55% il rischio di sanguinamento intestinale, rischio che se in contemporanea si assumono anche farmaci antiaggreganti le piastrine aumenta di ben 9 volte. La relazione tra antiinfiammatorio, SSRI e emorragia risulta in effetti altamente plausibile anche in accordo con una scala di probabilità (di Naranjo), formulata già nel ’81 e finalizzata proprio a stabilire un rapporto di causalità.