A partire dalla legge 49/99 che aboliva (era ora!) il mansionario puramente tecnico degli infermieri, ad essi spettano di fatto non poche decisioni. Queste possono essere autonome (senza sentire il parere del medico) o collaborative (solo dopo l’avallo del medico). Esiste una terza modalità che prende il nome di “quasi-decisione” (Q-D). Q-D è quando l’infermiere inquadra la situazione clinica e ipotizza delle strategie di intervento, ma che però prima di agire consulta il medico per l’autorizzazione. Tale collaborazione più avanzata (già vigente in altri Paesi tra cui Stati Uniti e Canada) è automatico riconoscimento del ruolo più nobile dei paramedici (termine che può non piacere ma per nulla spregiativo), non più considerati irrispettosamente “bassa manovalanza”. Una sacrosanta rivalutazione del loro ruolo sembra necessaria considerando che da anni la loro preparazione anche teorica è più consistente e viene attestata da un diploma universitario. Naturalmente, il concetto di Q-D richiede di essere standardizzato, in modo che il confine tra totale autonomia decisionale e necessità di autorizzazione operativa non sia variabile e impreciso. Uno studio riportato in novembre da Recenti Progressi in Medicina ha riguardato gli esiti di un’intervista a infermieri esperti in vari ambiti clinici in merito alle Q-D da essi prese nell’ultimo mese, indipendentemente da cure da loro effettuate in accordo a protocolli terapeutici pre-esistenti già validati. È interessante riportare la conclusione dello studio (pur limitato dalla numerosità modesta degli intervistati) e cioè che la Q-D è un evento che si verifica in pratica quasi quotidianamente nella vita professionale di un infermiere. Il problema della “quasi decisione” potrebbe porsi specie nelle ore notturne, quando il medico è reperibile/contattabile solo per quesiti ritenuti dall’infermiere di particolare rilevanza (altrimenti c’è il rischio fondato che il medico non…gradisca il coinvolgimento!). Anche da qui si evince l’importanza della competenza dell’infermiere e del riconoscimento di tale competenza da parte del medico. Indubbiamente gli infermieri maggiormente esperti e colti sono più capaci di capire cosa sta succedendo ad un paziente, ma ciò non basta se non c’è un gioco di squadra, caratterizzato da fiducia reciproca tra medico (tempi addietro non di rado altezzoso e supponente) e collaboratore paramedico (tempi addietro meno preparato e troppo succube). Inutile ribadire che la autonomia dell’infermiere necessita comunque di essere meglio definita e standardizzata a tutto vantaggio dei malati che con gli infermieri hanno un contatto più frequente e che ad essi in primo luogo si rivolgono per informazioni, assistenza e aiuto anche psicologico. Il successo di una degenza è largamente dovuto alle preziose premure degli infermieri.