Sono contraddittorie le posizioni riguardanti l’opportunità e i rischi di un trattamento nei soggetti con ipercolesterolemia. Nozione data spesso per scontata é che il colesterolo “cattivo”, che cioè insudicia di più le arterie, é quello veicolato con le LDL (lipoproteine a bassa densità). Altrimenti il colesterolo, essendo un grasso, risulterebbe insolubile nel sangue. Circa tale aterogenicità dell’LDL, ormai accettata largamente dalla popolazione, almeno tre studi fanno sorgere ragionevoli dubbi. Un primo del 2013, su rivista autorevole, suggerirebbe che negli ultrasessantenni in valore elevato di LDL non aumenta ma riduce di quasi il 50% il rischio di morte in ambedue i sessi. Nel 2015 un’altra rivista conferma identico effetto protettivo negli ultraottantenni nei quali, per ogni 40mg% in più di LDL, il rischio di morte per tutte le cause (cardiovascolari  incluse) si ridurrebbe di quasi il 20%. Un terzo articolo nel 2016,  frutto di uno studio internazionale condotto da ricercatori e da studenti su ben 70 mila soggetti, riconferma pure che dopo i 60 anni la mortalità per tutte le cause, cardiovascolari incluse, non si correla in modo significativo con i livelli ematici dell’LDL. Notizie  shock, queste, o almeno un certo sconcerto non solo per cittadini ma anche per i medici coscienziosi che devono decidere se curare o meno pazienti con valori alti di LDL. Ma non basta. Nel 2017 risultati nettamente contrapposti vengono presentati dal dr. John Chapman, dell’ Hôpital Universitaire Pitié-Salpêtrière di Parigi, a conclusione di un consensus europeo che per altro è in sintonia con l’ampio studio “IMPROVE.IT” del 2015, secondo il quali esiste una correlazione (log)lineare dose-dipendente tra i valori assoluti di LDL e il rischio cardiovascolare che persisterebbe diminuito anche per valori di LDL inferiori ai 70mg%. Viene poi criticato il fatto che spesso si sottostimi il danno specifico dell’LDL, ciò che farebbe trascurare il rischio significativamente ridotto di eventi cardiovascolari indotto dalla cura combinata con statine + ezetimibe, la quale con doppio meccanismo riduce la concentrazione dell’LDL circolante. La letteratura é controversa e c’è chi sospetta che i risultati pro-efficacia dei farmaci anticolesterolo e anti-LDL siano molto più graditi alle aziende, e quindi più pubblicizzati, di quelli critici (e questo è assodato). Il vero messaggio però di questi rapporti di segno opposto é che gli studi controllati vanno fatti e letti da veri esperti indipendenti, che la popolazione studiata deve essere molto omogenea per substrato genetico, per co-morbidità cardiaca e per età, che i pazienti allarmati da un asterisco non premano per assumere comunque medicine. In ogni caso, un cardiologo coscienzioso che conosca bene il paziente può non di rado essere meglio delle linee guida.